La prima volta che lo vedi, non ci credi. Le case sembrano crescere direttamente dal fiume, appoggiate l’una all’altra come se avessero paura di cadere. L’acqua del Mincio è verde scuro, quasi nera, ma limpida, e scorre lenta sotto i ponti di legno. Le ruote dei vecchi mulini girano ancora, piano, e il loro cigolio si mescola al rumore delle onde che accarezzano i muri di pietra.
Entri nel borgo da un ponte lungo e stretto. Non è un ponte qualunque: è un camminamento sospeso tra il fiume e il cielo, e mentre cammini senti l’acqua che scorre sotto di te, veloce, come se avesse fretta di andare da qualche parte. Dall’altra parte, le case si stringono. Sono basse, di pietra grigia, con i tetti di tegola rossa. Alcune hanno le finestre che si affacciano direttamente sull’acqua, e dai davanzali pendono gerani rossi e bianchi.
Scendi dal ponte e ti perdi nei vicoli. Sono stretti, lastricati di ciottoli che luccicano dopo la pioggia. Le pareti sono umide, e l’odore è quello del fiume: acqua, pesce, e un po’ di muffa che non dispiace. A ogni angolo, un ponticello di legno ti porta sull’altra riva. Lo attraversi, e i passi rimbombano vuoti. Sotto, l’acqua è così limpida che vedi le alghe ondeggiare e qualche pesce che scappa via.
Il rumore delle ruote e il pomeriggio che non passa
Ti siedi su un muretto di pietra, proprio di fronte a un mulino. La ruota è ferma, o forse gira così piano che non te ne accorgi. Un gatto nero dorme su un gradino, acciambellato su se stesso come un riccio. Non si muove. Sembra finto.

Più tardi, trovi un’osteria con i tavoli fuori, sull’acqua. I tavoli sono di legno consumato, e le sedie scricchiolano. Ordini un piatto di tortellini. Non sono quelli che mangi di solito: sono piccoli, chiusi a forma di nodo, e galleggiano nel brodo come piccoli pacchi regalo. Il primo boccone è caldo, saporito. La pasta è sottile, il ripieno è tenero, e il brodo sa di carne e di salvia. Lo finisci in silenzio, guardando l’acqua che scorre lenta sotto di te. Un cigno passa, maestoso, e ti guarda come se volesse un boccone.
La sera, quando i turisti se ne sono andati
Verso sera, i turisti se ne vanno. I pullman partono, le voci si affievoliscono. E Borghetto torna a essere quello che è sempre stato: un borgo di pescatori e mugnai, con le case addossate al fiume e le ruote che girano da secoli. Le luci si accendono, e i riflessi nell’acqua sembrano stelle cadute. Cammini ancora una volta sul ponte di legno, e il buio ti avvolge. Solo il rumore dell’acqua, e i tuoi passi che scricchiolano.
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Pensi che forse non serve molto per essere felici. Un ponte, un piatto di tortellini, un gatto che dorme su un gradino. E un fiume che scorre, lento, come se avesse tutto il tempo del mondo.
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