Un incontro davvero incredibile quello tra Russell Crowe e i fan al Taormina Film Fest. L’attore è stato ospite della manifestazione per la presentazione di Bear Country, che arriverà al cinema il prossimo agosto, il tutto con un invito: «Andate al cinema».
Poche parole, però, che hanno in sé un discorso molto più ampio su come lo streaming abbia dato l’opportunità di ampliare il pubblico, ma le emozioni che un film trasmesso al cinema dona sono diverse, perché il regista e la produzione le hanno pensate così, proprio come sottolineato anche da Crowe durante l’incontro.
Poi la rivelazione inaspettata: «Sono stato contattato da Netflix: volevano dirmi che avevo avuto il maggior numero di visualizzazioni su Netflix rispetto a qualche altro attore, ma io non ho mai lavorato con loro, questo perché continuano a comprare i titoli da mettere poi in catalogo». Film che magari il pubblico non aveva potuto vedere negli anni precedenti e che adesso stanno vivendo una nuova vita, letteralmente.
Recentemente, poi, sulle piattaforme streaming è arrivato anche il film Padri e figlie, che segna la collaborazione tra Russell Crowe e Gabriele Muccino: «Nel caso in cui non abbiate potuto vedere il film, adesso finalmente potrete».

«Non posso essere completamente in disaccordo con lo streaming»
Russell Crowe arriva in modo diretto e senza molti giri di parole, parlando così sul tema streaming, spiegando come queste piattaforme diano un contributo non da poco. Esempio lampanti arrivano da Prime Video, con il quale ha già collaborato per varie produzioni, così come nel caso del film Kraven – Il Cacciatore, arrivato sulla piattaforma in questione nel 2024.
Dopo il record, poi, riscosso con Netflix, ecco che il Taormina Film Fest diventa sfondo per un altro importante annuncio: «Ho fatto un film per Netflix che forse arriverà alla fine dell’anno».
Il Gladiatore… Crowe: «Ruolo di massima sfida»
Una delle domande che arriva dalla giuria dei ragazzi presenti in sala riguarda proprio i ruoli che più hanno richiesto impegno a Russell Crowe e, da quel momento in poi, l’attore ha davvero ripercorso in toto alcuni dei personaggi che l’hanno messo alla prova, anche se in modo diverso: «Non riguardano sempre lo stesso film… non vuol dire che tutto sia nello stesso personaggio. Credo che a volte la sfida sia di tipo intellettuale, fisica, attoriale e a volte tutto insieme. Come nel caso de Il Gladiatore, Cinderella Man. La sfida più grande però arriva da A Beautiful Mind, tante cose da assorbire, da vivere. Posso parlare delle sfide de Il Gladiatore e di Cinderella Man, ma con A Beautiful Mind abbiamo girato 36 giorni sotto la pioggia, veramente molto difficili».

Successivamente, ecco che arriva anche la rivelazione inaspettata sui costumi, che richiedono sempre e comunque una tale perfezione da fermare ogni cosa durante le riprese: «Per L’uomo d’acciaio era previsto che avessi il fisico più fit, ma avevo 50 anni… una volta messo il costume non puoi andare in bagno per 6 ore, perché ci vogliono diverse persone per toglierlo. Le sfide arrivano in modo diverso».
Non poteva mancare di certo la menzione su Il Gladiatore e il suo personaggio vissuto a 360 gradi, senza stuntman se non in poche scene… poi l’aneddoto, quasi inedito, un dietro le quinte che ha riportato la sala indietro nel tempo, all’uscita del film diventato ormai un colossal: «Quando avevo quell’età ero pazzo. Forse solo nella scena del cavallo ho usato lo stuntman, ma poi per il resto della scena ho avuto un taglio sul naso perché lui si era fatto male, quindi ho detto: bello questa cosa, fatela pure a me. Ogni scena de Il Gladiatore l’ho fatta io». Russell Crowe, fiero del lavoro che ha letteralmente segnato la sua carriera, afferma: «Ero determinato a dare il massimo alle scene».
L’attore, poi, si è concentrato anche sul modo in cui è stato costruito il film, sul suo «no» secco alle scene di sesso, concentrandosi sulla vendetta, sul dolore e anche sul grande amore di Massimo Decimo Meridio per la moglie e il figlio, barbaramente uccisi. Un filo conduttore, un nucleo morale che nel tempo ha poi portato al cinema, in quegli anni, più donne che uomini.
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Ed è proprio l’assenza di un nucleo logico che, secondo Crowe, manca nel secondo film, con una stoccata non da poco che arriva alla produzione con protagonista Pedro Pascal: «Il secondo film ha distrutto il nucleo morale, non ha raggiunto il valore del botteghino. Possiamo dire che hanno fallito, perché non hanno avuto il successo che il film aveva riscosso, proprio perché c’era appunto un nucleo morale».
@icarojournal “Al mio segnale scatenate l’inferno” #russellcrowe #taorminafilmfest #lucaward ♬ The Battle from “Gladiator” – Ashton Gleckman
Infine, ponendo sempre e comunque l’attenzione su Il Gladiatore e sul ruolo focale che ha avuto la storia di Massimo, Russell Crowe ha così concluso il suo intervento e il confronto tra vecchia e nuova produzione: «A distanza di tempo viene trasmesso dalle tv perché ha ancora quel nucleo morale, perché lui è forte… perché tutti vogliamo un uomo che ci ami in quel modo e che faccia tutto quel viaggio per arrivare lì… il nucleo morale del film è lì».
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