Friday, 13 March 2026
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Catania in tre giorni: quella che scopri quando smetti di cercare l’Etna

Catania viaggio 3 giorni - IcaroJournal

Catania te la raccontano sempre come la città sotto il vulcano, quella che trema, che brucia, che ogni tanto si sveglia e ti fa scappare. Poi arrivi e scopri che l’Etna non è una minaccia: è uno sfondo. Un compagno silenzioso che sta lì, a guardarti mentre vivi.

Perché Catania non si guarda verso l’alto. Si guarda dritto negli occhi, all’altezza della strada, tra un mercato e un bar che fa granita alle 7 di mattina.

Catania la città viva che non dorme mai… Lo spaesamento che ti sveglia

Arrivi e la prima cosa che senti è il caos. Motorini che sgasano, voci che si rincorrono, odore di fritto che esce da ogni angolo. Catania non è una città che ti accoglie in silenzio: ti prende per mano e ti trascina.

Io il primo giorno ho fatto l’errore di cercare i monumenti. La Cattedrale, il Castello Ursino, il teatro Massimo. Tutto bello, tutto giusto, ma sentivo che mancava qualcosa. Poi, stanco, mi sono seduto ai tavolini di piazza Università.

Ho ordinato una granita al pistacchio con la brioche, come fanno loro. E lì, guardando la gente che passava, ho capito che Catania non è nei monumenti. È nei gesti. Nel modo in cui il barista ti chiama “amore” anche se non ti ha mai visto. Nel gruppo di anziani che discute animatamente davanti a un caffè. Nelle signore che escono dal mercato con le borse piene di verdura.

La vita sotto vulcano e la storia che passa…

Il secondo giorno sono salito sull’Etna. Tutti lo fanno, ma io l’ho fatto nel modo sbagliato: senza guide, senza funivie, solo fino a dove si poteva camminare. La terra nera sotto i piedi, il calore che senti anche da lontano, il fumo bianco che esce piano. Lassù il silenzio è diverso. Non è il silenzio delle montagne normali. È un silenzio che aspetta. Che sa che sotto, qualcosa si muove.

Catania viaggio 3 giorni - IcaroJournal
Catania viaggio 3 giorni – IcaroJournal


Nel pomeriggio, sceso a valle, ho scoperto la Catania che non ti aspetti. I vicoli di San Berillo, con i murales che coprono i palazzi vecchi, le botteghe di artigiani che restaurano mobili, i ragazzi che suonano chitarra sui gradini di una chiesa sconsacrata.

La sera, il rito della movida

La sera Catania cambia. Piazza Bellini si riempie di giovani seduti per terra a bere birra, via Santa Filomena diventa un salotto, la gente esce tardi, dopo le 10, quando il caldo è calato. Mi sono seduto a un tavolino in piazza Teatro Massimo, ho ordinato un arancino e ho guardato. Coppie che si baciano, comitive che ridono, un vecchio che vende fazzoletti e scherza con tutti.

Catania è questa: una città che vive per strada, che non ha bisogno di locali esclusivi, perché la vita è già tutta lì.

L’ultima mattina a Catania e l’emozione viva che ti lascia addosso

L’ultimo giorno l’ho dedicato al mercato. La Pescheria la mattina presto è uno spettacolo che non ha niente da invidiare ai musei. Il pesce luccica sui banchi di marmo, i venditori urlano le offerte in un dialetto che non capisci ma che ti entra dentro, l’odore di mare e di pulizia.

Catania viaggio 3 giorni - IcaroJournal
Catania viaggio 3 giorni – IcaroJournal

Ho comprato un cartoccio di fritto misto e l’ho mangiato camminando, senza posate, senza tovagliolo, come fanno loro. Le dita unte, il sole che scaldava, la gente che spingeva intorno. Perfetto. Prima di partire, un’ultima granita ai gelsi. Seduto sugli scalini di piazza Duomo, a guardare il nero della pietra lavica che brilla sotto il sole.

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Tre giorni a Catania non ti insegnano la storia, il barocco, i vulcani. Ti insegnano il calore. Quello della gente, quello della terra, quello di una città che non si vergogna di essere rumorosa ,viva. Se devi scegliere tra un monumento in più e mezz’ora seduto a un tavolino a guardare la gente che passa, scegli il tavolino. Perché Catania non si visita, si vive. Anche solo per tre giorni.

E quando parti, ti porti via il rumore delle voci, l’odore del fritto, il sapore della granita al pistacchio. Quello che non trovi da nessun’altra parte.

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Andrea Piazza

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