Nella mia cucina passo ore a osservare gli ingredienti trasformarsi. Li mescolo, li scaldo, li faccio riposare. E più passano gli anni, più mi rendo conto che quello che funziona in pentola spesso funziona anche sulla pelle. Lo yogurt greco, per esempio, non finisce mai tutto nel piatto.
Me ne resta sempre un cucchiaio in fondo al vasetto, e da lì nasce uno dei piccoli rituali che mi porto dietro dai tempi del laboratorio di pasticceria.
Quando la pelle è stressata, arrossata o semplicemente spenta, quella maschera improvvisata è spesso la risposta più efficace. Perché la chimica naturale dello yogurt è la stessa che uso per bilanciare un impasto: lavora con delicatezza, ma lavora.
Perché lo yogurt greco è un alleato della pelle
Lo yogurt greco non è uguale allo yogurt bianco. È più denso, più grasso, più concentrato. Durante la produzione perde gran parte del siero e trattiene proteine e lipidi in quantità maggiore. Sulla pelle lascia uno strato più ricco e nutriente.

Contiene acido lattico, che è un alfa-idrossiacido naturale, lo stesso che si trova in molti cosmetici esfolianti. Ma qui è più delicato, non aggredisce. Rimuove le cellule morte con gradualità, affina la grana della pelle e la illumina. Poi ci sono le vitamine: la A stimola il ricambio cellulare, la D aiuta la riparazione, quelle del gruppo B leniscono e proteggono. Quando a questo si aggiunge il miele, che richiama e trattiene l’umidità, e l’aloe vera, che calma i rossori e rigenera dopo il sole, la combinazione diventa completa. Una maschera che idrata, lenisce e ripara in un solo passaggio.
Come la preparo e quando la uso
La faccio in un minuto, spesso la sera quando ho il viso pulito e la testa altrove. Prendo un cucchiaio di yogurt greco intero, meglio se bio, e lo metto in una ciotolina. Aggiungo un cucchiaino di miele, quello che ho in dispensa, e se la pelle è particolarmente provata dal sole o dall’aria secca, ci unisco un cucchiaino di gel di aloe vera puro.
Mescolo fino a ottenere una crema liscia. La stendo sul viso evitando il contorno occhi, con le dita o con un pennello piatto se ho voglia di sentirmi più estetista che cuoca. Poi aspetto. Non serve esagerare: quindici, massimo venti minuti. Giusto il tempo che i principi attivi facciano il loro lavoro. Quando risciacquo con acqua tiepida, la pelle è diversa. Più morbida, più distesa, senza traccia di secchezza o arrossamento.

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Non lo faccio tutti i giorni. Una volta a settimana, due quando la stagione è cattiva. Ma ogni volta mi sembra di usare lo stesso principio che applico in pasticceria: pochi ingredienti, buoni, e il rispetto dei loro tempi. Il resto viene da sé.
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