Monday, 16 March 2026
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Venezia in tre giorni: quella che scopri quando smetti di seguire le frecce

Venezia in 3 giorni - IcaroJournal

Venezia te la raccontano sempre come la città dei selfie sul Ponte di Rialto, delle file per il traghetto, dei piccioni in Piazza San Marco. Poi arrivi e scopri che la vera Venezia è un’altra: è quella che trovi quando ti perdi. Perché qui perderti non è un errore. È l’unico modo per capirla davvero.

Ecco cosa fare quando arrivi a Venezia

Arrivi e la prima cosa che senti è l’odore. Di sale, di alghe, di vecchio e di nuovo mescolato. Poi il rumore: non ci sono macchine, solo passi, acqua, voci che rimbombano tra i palazzi. Io il primo giorno ho fatto l’errore di tutti: ho cercato i monumenti. Rialto, San Marco, il ponte dei Sospiri. Tutto affollato, tutto di fretta, tutto uguale alle foto che avevo già visto. Poi, stanco, ho infilato un vicolo a caso.


E lì ho capito. Una piazzetta senza nome, con una fontana che sgocciolava e un gatto che dormiva. Una nonna apriva le persiane, qualcuno suonava il piano da una finestra aperta. Per la prima volta, Venezia era mia.

L’isola che non cercavi proprio qui

Il secondo giorno ho preso il vaporetto. Non per Murano o Burano, quelle le lasciano tutti per ultimo. Sono andato a Torcello, l’isola dimenticata. Cinque persone in tutto, un prato, una cattedrale antica con mosaici che brillano nel buio. Mi sono seduto sull’erba a mangiare un panino portato da casa. Niente code, niente negozi di vetro, niente souvenir. Solo il vento e il silenzio. E lì ho pensato: possibile che tutti vengano a Venezia e si perdano questo?

Nel pomeriggio, ritorno in centro ma cambio approccio. Niente mappa, niente telefono.  Seguo i ponti senza sapere dove mi portano. Scopro cortili nascosti, botteghe dove un vecchio intaglia il legno, piccoli campi dove i bambini giocano a pallone.

Tutti dicono “vedi il tramonto da Rialto“. Ma il tramonto vero lo vedi da dietro la Salute, seduto sui gradini che danno sul canale della Giudecca. L’acqua diventa rosa, i palazzi si accendono, le gondole passano lente con i turisti che ridono. E tu stai lì, senza fare niente, a guardare.


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Venezia in 3 giorni - IcaroJournal
Venezia in 3 giorni – IcaroJournal

L’ultima mattina a Venezia…

L’ultimo giorno mi sveglio presto. Alle 7 Piazza San Marco è vuota. I piccioni dormono ancora, il caffè Florian ha le serrande abbassate, il campanile proietta la sua ombra lunga sui marmi. Cammino fino alla punta della Dogana, dove il Canale della Giudecca incontra il Bacino di San Marco. Due ragazze giapponesi si fanno foto ridendo, un veneziano passa in barca salutando con la mano.

Compro un pezzo di focaccia in una panetteria piccola, di quelle dove il pane lo fanno ancora loro. La mangio camminando, senza meta, assaporando l’ultimo giro di calli.   Tre giorni a Venezia non ti insegnano la storia, i dogi, i palazzi. Ti insegnano il ritmo. A camminare piano, ad alzare lo sguardo, a infilare vicoli senza paura di perderti.

Se devi scegliere tra un museo in più e mezz’ora seduto su una fondamenta a guardare l’acqua che sale e scende, scegli la fondamenta. Perché Venezia non si visita, si abita. Anche solo per tre giorni. E quando parti, ti porti via il rumore dell’acqua, l’odore del sale, la luce delle 5 sul Canal Grande.

Quella luce che non trovi da nessun’altra parte.

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Francesca Guglielmino

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