Mentre le città si preparano al viavai delle feste, con i supermercati presi d’assalto e le code al rientro, c’è un angolo d’Italia che vive la Pasqua con un ritmo diverso. Lampedusa, in primavera, è ancora silenziosa.
Il sole scalda ma non brucia, il mare è già di quel turchese che fa trattenere il respiro, e le spiagge più famose si possono ancora godere senza l’assedio dell’estate.
Per chi cerca tre giorni di pace lontano dal caos, senza rinunciare al calore del sud, questa è la scelta giusta. Non servono itinerari serrati, non serve la fretta. Basta lasciarsi guidare dal sole e dal vento.
La Spiaggia dei Conigli e il centro storico
Il primo giorno si comincia dal simbolo dell’isola: la Spiaggia dei Conigli. Per raggiungerla bisogna parcheggiare sulla strada che porta a Capo Ponente e scendere lungo il sentiero che si apre sulla caletta. Il panorama che si apre, con l’isolotto dirimpetto e l’acqua che sfuma dal turchese al verde, è uno di quelli che non si dimenticano. Meglio arrivare al mattino presto, quando il sole non è ancora alto e la sabbia è ancora fresca.

Si porta con sé l’occorrente per una colazione in riva al mare: un thermos di caffè, qualche biscotto, e il tempo che scorre lento. Nel pomeriggio si può risalire verso il centro dell’isola, dove il piccolo borgo di Lampedusa offre scorci di vita autentica. Il santuario della Madonna di Porto Salvo, patrona dell’isola, merita una visita, così come le viuzze che si arrampicano sulla collina, dove i portoni colorati raccontano storie di pescatori.
L’Isola dei Conigli e Capo Ponente
Il secondo giorno è il momento di raggiungere l’Isola dei Conigli, quella che dall’alto sembra un gioiello incastonato nel mare. Per entrarci bisogna prenotare perché l’accesso è contingentato a tutela della tartaruga Caretta caretta, che qui nidifica. Ma vale ogni minuto di attesa. L’isola si raggiunge a nuoto dalla spiaggia principale, oppure con piccole imbarcazioni che partono dal porto.
L’acqua è così trasparente che si vede il fondale anche a dieci metri di profondità. Nel pomeriggio si prosegue verso Capo Ponente, il punto più occidentale dell’isola, dove le scogliere a picco sul mare regalano uno dei tramonti più belli del Mediterraneo. Il vento che spazza la scogliera porta via ogni pensiero.
I Faraglioni e la pesca dell’isola
L’ultimo giorno si può dedicare a una passeggiata lungo la costa sud, verso i Faraglioni. Si parte dal porto e si segue la strada che costeggia il mare, passando per Cala Croce e Cala Madonna. I faraglioni emergono dall’acqua come sculture naturali, e la luce del mattino li rende ancora più suggestivi. Per chi ama il pesce, il pranzo è l’occasione per assaggiare le specialità dell’isola: il pesce spada, la ricciola, le busiate al sugo di mare.
LEGGI ANCHE -> Salina Turda: il parco divertimenti più bello d’Europa è a 112 metri sottoterra
LEGGI ANCHE -> Lisbona in tre giorni: la città dei sette colli che ti ruba il cuore un passo alla volta

Nei ristoranti vicino al porto, le famiglie di pescatori tramandano ricette semplici e genuine. Nel pomeriggio, prima di riprendere il traghetto per la terraferma, un ultimo bagno nelle acque di Cala Pisana. Lampedusa, in tre giorni, regala pace e bellezza senza bisogno di correre. E la città, al ritorno, sembra più lontana.
LEGGI ANCHE -> Si scrive The Boys si legge Supernatural, tutto pronto per il grande annuncio?
LEGGI ANCHE -> Parigi in tre giorni: quella che scopri quando smetti di rincorrerla

