Etna, cenere e la grande commedia siciliana del “Piano B”
Di Dario Azzaro, Inviato speciale nel metaverso dei problemi irrisolti
Avete presente quella scena dei film in cui tutti scappano dal mostro e si crea il panico? Ecco, a Fontanarossa (aeroporto Vincenzo Bellini), quando l’Etna decide di fare un “buffet di cenere”, la scena è più simile a una commedia dell’assurdo.
La “Muntagna“, maestosa e imprevedibile, ci ricorda chi comanda con una fumata nera degna del peggiore conclave. E mentre il vulcano sputa cenere, a terra si scatena il caos. Il vero spettacolo, però, non è l’eruzione, ma la reazione. È un’arte tutta siciliana quella di guardare il problema, grattarsi la testa, e poi fare… assolutamente nulla. Il “Piano B“ è una leggenda urbana, come il mostro di Loch Ness o l’efficienza dei trasporti pubblici. “Non vi preoccupate, ora risolviamo”, dicono.
E poi? Il vuoto pneumatico.
C’è chi propone la costruzione di un nuovo aeroporto. Dove? “Non si sa bene (Dittaino???), ma da qualche parte lo facciamo“. È come dire: “Ho fame, ora mi cucino un castello di carte“. Soluzioni fantasiose per problemi reali, mentre il povero passeggero, con il trolley in mano e la cenere negli occhi, cerca disperatamente un autobus che lo porti via. Ma gli autobus, si sa, sono come le comete, passano raramente e sono pieni di mistero.
Le strade di collegamento? Un’avventura da Indiana Jones. Buche che sembrano crateri lunari, cartelli stradali che sono solo suggerimenti creativi, e il traffico… oh, il traffico! È un microcosmo di anarchia stradale, dove tutto diventa un accessorio opzionale e la normalità un concetto filosofico. E mentre ci si interroga su chi sia il responsabile di questo sfacelo, la “grande commedia dello scarica barile” entra nel vivo. “È colpa sua“, “No, è colpa tua“, “Ma io che c’entro, sono solo quello (???) dei Sogni“. E intanto, i politici, con i loro sorrisi di circostanza e le loro lauree prese al Cepu, si godono lo spettacolo dalla loro poltrona dorata.
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E che dire dell’Etna invasa da turisti pronti per un selfie vicino al fronte lavico? È la quintessenza dell’ignoranza felice. Gente che si spinge oltre i confini del buonsenso, armata di smartphone e senza la minima consapevolezza del pericolo. Forse sperano che il vulcano li riconosca come “follower” e li risparmi. Chissà.
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La verità è che la Sicilia è prigioniera del suo stesso immobilismo, una terra dove l’incapacità è diventata una virtù e la burocrazia un’arte. E l’Etna, con la sua cenere, non fa altro che sollevare il velo su questa triste realtà, mostrandoci la nostra inadeguatezza e la nostra rassegnazione.
Forse, un giorno, qualcuno si sveglierà e deciderà di fare qualcosa. Forse. Ma fino ad allora, non ci resta che goderci lo spettacolo e sperare che la cenere non ci soffochi del tutto.
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