Vacanza a Mantova - IcaroJournal

Mantova, la città che vale sempre la pena visitare… anche in autunno

Last Updated: 29.10.2026By

Mantova non ti viene incontro. Arrivi, e la città è lì, circondata dall’acqua, con i suoi palazzi che si specchiano nei laghi come se si stessero guardando allo specchio.

Le strade sono larghe, ordinate, e l’aria ha un odore di umidità e di pietra antica che ti si attacca ai vestiti. Non c’è il caos delle città d’arte più celebrate, non ci sono le folle che si accalcano davanti ai monumenti. C’è una bellezza quieta, quasi severa, che ti chiede di fermarti e di guardare. E se le dai tempo, Mantova ti racconta una storia che comincia nel Rinascimento e non è mai finita.

LEGGI ANCHE -> Antonello Venditti rompe il silenzio dopo l’operazione

La prima cosa che fai è camminare lungo l’acqua. I laghi che circondano Mantova non sono un dettaglio: sono il motivo per cui la città esiste, la sua difesa naturale, la sua bellezza. Ti affacci dal ponte di San Giorgio, e vedi la città che si riflette nell’acqua ferma, con il profilo dei palazzi che sembra dipinto. Poi ti perdi lungo le rive, tra salici e cigni, e il rumore del mondo si attenua. La sera, quando le luci si accendono, i riflessi sull’acqua diventano oro, e tu resti lì, su una panchina, senza pensare a niente.

Il Palazzo Ducale e il labirinto dei Gonzaga

Poi entri nel Palazzo Ducale. È una città nella città, un labirinto di cortili, scale, sale affrescate e giardini pensili che si estende per oltre trentaquattromila metri quadrati. Cammini per ore, e ogni angolo è una sorpresa: la Camera degli Sposi, con gli affreschi del Mantegna che sembrano finestre aperte sul cielo, la Galleria degli Specchi, le sale dei Duchi.

Ti perdi, e non ti importa. Perché qui il tempo non scorre, si posa. E quando esci, con gli occhi pieni di colori e di storia, capisci che questo palazzo non è un museo: è un racconto che continua.

Palazzo Te e il sogno di Giulio Romano

Il giorno dopo vai a Palazzo Te. È un’altra cosa: una villa suburbana fatta costruire da Federico II Gonzaga per i suoi svaghi, e affidata a Giulio Romano, l’allievo prediletto di Raffaello. Entri nella Sala dei Giganti, e il soffitto si apre su una battaglia di titani che sembrano crollarti addosso.

LEGGI ANCHE -> L’Odissea rivive a Siracusa: gli allievi dell’INDA protagonisti all’Ortea Palace

Le pareti sono affrescate con un trompe-l’œil che ti fa perdere l’orientamento, e tu resti lì, immobile, con il naso all’insù. Poi passeggi nei giardini, e il verde ti avvolge. La sera, cerchi una trattoria e ordini i tortelli di zucca, il piatto simbolo della città, e una fetta di sbrisolona. Il sapore è quello di una terra che sa di burro, di zucchero e di mandorle.