“Poltrone di marmo” I dirigenti “Eterni” d’Italia non si rattristano e non si ritirano
Passando attraverso le stradine di Catania mi imbatto in questo murales che mi fa pensare, da subito, a quello che stiamo vivendo e guardando tutti, l’era dei “Dirigenti Eterni”. Nel 2026 la pensione e “spazio ai giovani” diventano solo una leggenda metropolitana.
Se avete provato a inviare un CV nell’ultimo anno, probabilmente vi sarete scontrati con il requisito minimo per qualsiasi posizione di leadership: almeno quarant’anni di esperienza lavorativa, possibilmente maturi prima della caduta del Muro di Berlino. Nel 2026 l’Italia ha finalmente risolto il problema della disoccupazione giovanile facendola slittare direttamente all’età della reversibilità, mentre le poltrone dirigenziali del Paese sono saldamente occupate dai nostri amatissimi “diversamente giovani”.
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Entrare oggi in una riunione di C-level significa immergersi in un’atmosfera vintage ma incredibilmente bellicosa. Il rottamismo degli anni Duemila è stato archiviato come un momento di follia collettiva e oggi il vero status symbol in azienda non è l’ultimo modello di iPhone, ma la custodia in pelle per gli occhiali da presbiopia e la scorta aziendale di caramelle al rabarbaro.
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Ed eccola l’anatomia del “Boss Venerabile” nella gestione della tecnologia
Il CEO settantacinquenne domina la stanza, ma chiama ancora il reparto IT disperato perché «il computer ha inghiottito la freccetta». Le presentazioni su PowerPoint vengono regolarmente stampate su carta da 80 grammi, perché «la carta ha un altro sapore/odore».
Ogni strategia di marketing per il 2027 viene validata solo se confrontata con «quella volta nel ’94 che abbiamo fatto lo stand alla Fiera del Levante». Lo smart working è stato convertito nel piano riposino con una pausa strategica tra le 14:30 e le 15:30 in cui il top management è «in riunione riservata con la dirigenza».
Ma il vero capolavoro di questa classe dirigente risiede però nella gestione del ricambio generazionale, trasformato in un raffinato mito platonico. I cinquantenni in azienda vengono ancora affettuosamente chiamati «i ragazzi», costretti a fare fotocopie e portatori sani di speranze per quando «saranno abbastanza maturi per capire il mercato».
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I trentenni, nel frattempo, sono considerati al pari di entità astratte, utili al massimo per spiegare come si imposta la risposta automatica su Outlook.
E mentre il mondo corre veloce tra intelligenza artificiale e mercati globali, i nostri direttori generali mantengono salda la rotta con la tempra di chi ha visto nascere la Rai in bianco e nero. E se qualcuno osasse chiedere quando lasceranno il posto, la risposta è già scolpita nella pietra: «Lasciare ora? Proprio sul più bello, adesso che ho appena capito come funziona la firma digitale?»
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