Lasci la macchina dove finisce la strada asfaltata. Il parcheggio è sterrato, circondato da pini alti e dritti. L’aria è già più fredda che a valle.
Infili lo zaino, allacci le scarpe, e cominci a salire. Il sentiero è largo, ben segnato, e il rumore dei tuoi passi sulle foglie secche è l’unica musica.
Intorno a te, il bosco è fitto: abeti rossi, larici, e qualche betulla che trema al vento. Non c’è nessuno. O quasi. Una ghiandaia gridacchia tra i rami, poi tace.
La radura e il primo sguardo sul lago
Dopo una mezz’ora di cammino, il bosco si apre. La radura è un tappeto d’erba cosparso di stelle alpine. E lì, in fondo, il lago. Non è grande. È piccolo, raccolto, con l’acqua così limpida che vedi i sassi del fondo. Le montagne intorno si specchiano dentro, immobili. Ti siedi su un masso liscio, quello che il ghiaccio ha scolpito millenni fa. Il sole ti scalda la schiena. Il lago non fa un rumore. Solo il vento, leggero, increspa la superficie appena. Resti così, senza fare niente. Dieci minuti, forse venti. Il tempo non esiste.

Sulla riva opposta, c’è un rifugio di legno. Il fumo esile dal camino promette calore. Cammini intorno al lago, e ogni passo ti regala una prospettiva nuova: gli abeti che si specchiano, le cime innevate che sembrano a portata di mano, una chiesetta bianca appoggiata alla montagna come un fiore di pietra.
La chiesetta e il pomeriggio che si ferma
La chiesetta di San Giuliano è piccola, con il campanile a vela e il tetto di scandole di legno. La porta è aperta, ma non sempre. Oggi sì. Entri e il silenzio è spesso, rotto solo dal gocciolio di una candela. Le pareti sono nude, l’altare semplice. Un solo banco di legno. Ti siedi. Non preghi, non sai come si fa. Ma stai fermo. Lo spazio è così raccolto che sembra di essere dentro una custodia.
Fuori, sul pratino accanto alla chiesa, qualcuno ha steso una coperta. Una famiglia mangia pane e formaggio, i bambini giocano a rincorrersi. Il loro rumore è lontano, ovattato. Ti sdrai sull’erba, le mani dietro la nuca. Il cielo è azzurro, e una nuvola bianca passa lenta. Potresti dormire, se volessi.
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Scendi quando il sole comincia a calare. Il sentiero in discesa è più veloce, ma tu non hai fretta. Ogni curva ti regala un’ultima occhiata al lago, che diventa sempre più piccolo. Poi il bosco lo inghiotte, e tu rimani con il rumore dei passi e il profumo di resina.
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