Lisbona non si cammina, si sale e si scende. Ti accorgi subito, appena esci dalla stazione del Rossio, che qui le gambe devono abituarsi a un ritmo nuovo: quello delle salite ripide, dei tram che graffiano le curve, delle scale che non finiscono mai.
Ma ogni fatica è pagata da uno sguardo, da un miradouro che si apre all’improvviso e ti regala il Tejo, largo come un mare, con le barche ferme e il ponte 25 de Abril che sembra il fratello minore di San Francisco.
Arrivi in un mattino di aprile e l’aria sa di sale e di pastéis de nata appena sfornati.
Il suono del 28 e le piastrelle che raccontano storie
Il primo giorno lo dedichi al tram 28. Lo prendi a Martim Moniz, e ti siedi vicino al finestrino. Parte lento, dondolando, e subito entri in un’altra epoca. Le case si stringono, le facciate sono ricoperte di azulejos azzurri e bianchi, ognuno con un disegno diverso. C’è chi ha messo una Madonna, chi un pavone, chi solo un groviglio di foglie. Il tram striscia sui binari stretti, sfiora i muri, suona la campanella per avvertire i pedoni. Scendi a Portas do Sol, e ti affacci. Alfama è sotto di te, un labirinto di tetti rossi e stradine che scendono verso il fiume.

Ti perdi. È l’unica cosa da fare ad Alfama. Segui un vicolo, poi un altro, poi una scalinata che sembra portare al cielo. Senti il fado che esce da una finestra aperta, una chitarra portoghese che piange dolce. A un certo punto sbuchi in una piazzetta con una fontana. Un vecchio lava i panni in una bacinella di plastica. Non ti guarda nemmeno.
La torre e il sapore del baccalà
Il secondo giorno lo dedichi a Belém. Prendi il treno lungo il Tejo, e in dieci minuti sei davanti alla Torre. È piccola, bianca, appoggiata sull’acqua come una miniatura di castello. La guardi e pensi a tutti i navigatori che sono partiti da qui, verso l’ignoto. Accanto, il Monumento alle Scoperte sembra una nave di pietra che corre ancora verso l’orizzonte.
Poi entri nel Monastero dos Jerónimos. Il chiostro è una meraviglia di pietra scolpita, colonne intrecciate come pizzo, e la luce che filtra dall’alto fa sembrare tutto sospeso. Rimani lì un quarto d’ora a guardare il silenzio.
Esci e vai alla pasticceria più famosa del mondo: Antiga Confeitaria de Belém. La fila è lunga, ma scorre veloce. Ordini un pastel de nata caldo, con la cannella e lo zucchero a velo. Lo mordi e la crema si scioglie, la pasta sfoglia scrocchia. Ne ordini un secondo, e poi un terzo. Non ti giudica nessuno.

La sera ceni in una tasca, una di quelle piccole trattorie di Alfama. Ordini baccalà alla bras, con le patate e le uova strapazzate. Bevi un bicchiere di vinho verde, frizzantino e giovane. Fuori, il fado ricomincia.
Il miradouro e l’ultimo sole sul Tejo
L’ultimo giorno sali a São Jorge. Il castello è in cima alla collina, e la salita è dura ma la vista è quella che cercavi. Lisbona è tutta sotto: il labirinto di Alfama, la Baixa ordinata e geometrica, il fiume che si allarga e diventa mare. Ti siedi sulle mura e aspetti il tramonto. Il sole si tinge di arancione, poi di rosa, poi di viola. Le luci della città si accendono una a una, e sotto di te il Tejo diventa oro liquido.
Scendi per l’ultima volta tra le strade. La città brilla, i tram corrono ancora, e qualcuno canta in un bar.
LEGGI ANCHE -> Lavare i capelli con la Coca Cola è una buona idea, ma devi farlo nel modo corretto
LEGGI ANCHE -> Con un solo limone e 4 foglie di alloro profumo tutta casa, il rimedio della nonna non fallisce
Tre giorni a Lisbona ti insegnano che la bellezza è fatta di salite e discese, di piastrelle rotte, di fado che parla di saudade. È una città che non ti viene incontro: devi cercarla, scalarla, perdercisi dentro.
Se devi scegliere tra un pastel de nata industriale e uno caldo di Belém, scegli quello di Belém. Tra una corsa in metrò e un’ora sul 28 a dondolare, scegli il tram. Perché Lisbona non si visita, si ascolta. E in tre giorni, se hai il coraggio di salire tutte le sue colline, te la porti dentro come una canzone che non smetti di fischiare, anche quando sei già a casa.
LEGGI ANCHE -> La focaccia con le bolle è tutta un’altra cosa, la devi provare anche tu
LEGGI ANCHE -> Pasquetta a Monte Isola: l’isola che non vorresti lasciare

