Non è la Riviera delle cartoline, quella con i divi del cinema e i locali esclusivi. È un’altra cosa. È il mare della tua adolescenza, dove la spiaggia è una striscia di sabbia dorata che si perde all’orizzonte, e l’odore della crema solare si mescola a quello delle piadine appena sfornate. Arrivi in treno, e la stazione è a due passi dal viale. Viale Ceccarini è largo, elegante, con le palme che ondeggiano lente e i negozi che espongono le ultime tendenze. Ma tu non ti fermi. Giri verso il mare, e la prima boccata d’aria salata ti sveglia i ricordi. Non ci sei mai stato, eppure ti sembra di conoscerlo da sempre.
Prendi possesso del tuo ombrellone. La spiaggia è attrezzata, ordinata, con i lettini allineati come soldati. Il bagnino issa la bandiera verde, e i bambini corrono verso l’acqua urlando. Anche tu ti alzi e cammini sulla sabbia calda. I piedi affondano, e ogni passo è una piccola fuga. L’acqua è tiepida, quasi pigra, e il fondale scende così piano che puoi camminare per un secolo senza mai perdere il contatto. Ti immergi, e la prima bracciata è una carezza. Nuoti lento, e intorno a te le famiglie giocano a racchettoni, le mamme spalmano la crema, i papà leggono il giornale. Il sole è alto, ma non brucia ancora. È l’estate che vorresti non finisse mai.
Più tardi, torni all’asciugamano. Ordini una piadina al chiosco della spiaggia. È calda, ripiena di prosciutto crudo, stracchino e rucola. La mordi, e la sfoglia scrocchia. Il formaggio si fila. Il sapore è quello giusto, quello che sa di mare e di vacanza. Sorseggi una birra media, e il vetro freddo ti gela le dita. Intorno, le voci si mescolano al rumore delle onde. È il sottofondo perfetto.
Il pomeriggio sul viale e la sosta al gelato
Verso le cinque, quando il sole comincia a calare ma è ancora caldo, ti sposti sul viale. I negozi sono aperti, le vetrine luccicano. La gente passeggia in abiti leggeri, infradito ai piedi, occhiali da sole sulla testa. Cammini senza meta, e ogni tanto ti fermi a guardare le vetrine. Poi svolti in una via laterale e trovi una gelateria artigianale. La fila è lunga, ma scorre. Ordini un cono con due gusti: stracciatella e pistacchio. Lo lecchi camminando, mentre il sole ti scalda le spalle. Il gelato è denso, cremoso, e i pezzetti di cioccolato scrocchiano sotto i denti.
Più tardi, ti siedi su una panchina in piazzale Roma. Davanti a te, il mare è una lama d’argento. Le barche dei pescatori sono ormeggiate, e i gabbiani litigano per una briciola. Un ragazzo suona la chitarra seduto sul muretto. La musica è leggera, e la sera che arriva è una promessa.
La notte tra locali e passeggiate sul lungomare
Quando il sole è tramontato, Riccione si accende. Le luci dei locali colorano il viale, e la musica esce dai portoni aperti. Non sei più un ragazzino, ma ti lasci coinvolgere. Entri in un bar sulla spiaggia, con i tavoli sulla sabbia e le lucine appese. Ordini un drink, e lo bevi guardando il mare scuro. Le onde si infrangono lente, e il riflesso della luna disegna una scia d’argento.
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Più tardi, cammini sul lungomare. Le coppie si tengono per mano, i ragazzi ridono, le famiglie tornano in hotel con i bambini stanchi. L’aria è tiepida, profumata di salsedine e di fritto. Ti siedi su una panchina, e per un attimo non pensi a niente. Solo al rumore del mare, al viavai della gente, alla luce dei lampioni che si riflette sull’asfalto bagnato.
Riccione ti lascia la sabbia nelle ciabatte e il ricordo di una vacanza che non chiedeva niente di speciale. Solo il mare, la piadina, il gelato. E quel ritmo lento che ti fa dimenticare il resto.
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