“Bell’Antonio – L’ombra del padre”, al Platamone il peso di un’identità imposta
Il mito dell’uomo siciliano, costretto a mostrarsi sempre forte, passionale e capace di rispondere alle aspettative della società, torna al centro della scena con “Bell’Antonio – L’ombra del padre”.
Lo spettacolo, rappresentato sul palco del Platamone davanti a una platea gremita, rilegge il celebre romanzo di Vitaliano Brancati attraverso lo sguardo dell’attore, regista e drammaturgo Salvatore Carmine Guglielmino.
Inserita nella rassegna Palcoscenico Catania, nell’ambito del progetto “Il teatro e il mito in periferia“, la pièce si presenta come un moderno atto unico, costruito attraverso una scenografia essenziale e un attento gioco di luci. Al centro della narrazione c’è Antonio Magnano, conosciuto da tutti come il “Bell’Antonio” e interpretato da Alfio Belfiore, che porta in scena un personaggio diviso tra ciò che è realmente e ciò che la società pretende da lui.
La figura di Antonio si scontra continuamente con quella del padre Alfio Magnano, interpretato dallo stesso Salvatore Carmine Guglielmino. L’uomo incarna un modello di mascolinità assoluta, legato al gallismo raccontato da Brancati e a una visione secondo la quale il valore di un uomo passa inevitabilmente dalla sua capacità di essere amante e conquistatore.

Bell’Antonio – L’ombra del padre – IcaroJournal
È proprio questa eredità a trasformarsi nella più grande debolezza del protagonista. Antonio non riesce a corrispondere al modello paterno e il rapporto tra padre e figlio diventa così una fonte di sofferenza, vergogna e perdita dell’identità. Il confine tra vita privata e vita pubblica si annulla, lasciando spazio allo scherno e all’emarginazione all’interno di un contesto chiuso e conservatore.
L’annullamento del matrimonio dell’unico figlio maschio da parte della Sacra Rota, avvenuto per mancata consumazione, travolge infatti l’intera famiglia Magnano. La giovane Barbara Puglisi, interpretata da Laura Sfilio, rimane illibata e il padre di Antonio non riesce ad accettare l’impotenza del figlio. Da quel momento prende forma la sua ricerca di una soluzione che possa restituire onore alla famiglia e cancellare quella che considera una macchia impossibile da sopportare.
L’azione drammaturgica si sviluppa principalmente attorno alle figure di Alfio Magnano e del figlio Antonio, ma trova forza anche nei personaggi femminili. Marta Limoli interpreta con cura più ruoli, tra cui la madre del Bell’Antonio e quella della giovane Barbara, riuscendo a dare intensità a ogni battuta e a ogni gesto.
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Accanto a lei, Laura Sfilio restituisce la fragilità e il dolore di Barbara, mentre Franco Colaiemma veste i panni del notaio Puglisi, padre della ragazza. Il risultato è una rilettura che non si limita a raccontare la vicenda personale del protagonista, ma mette in discussione un’intera cultura costruita sulle apparenze, sull’onore e su modelli maschili imposti.
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