Piazza della Borsa archeologia preventiva - IcaroJournal

Resti antichi in Piazza della Borsa, la marginalità dell’archeologia preventiva in Italia

Last Updated: 13.07.2026By

Nei giorni scorsi un post Instagram dell’account di Donovan Condorelli, noto influencer e divulgatore della zona urbana e provinciale di Catania, ha mostrato i primi ritrovamenti archeologici presso il cantiere per la costruzione della nuova tratta della metro urbana.

Ancora nulla di ufficiale dalla Soprintendenza della città, ma sappiamo che sin dall’inizio dei cantieri diversi archeologi sono all’opera, mettendo in luce varie testimonianze del passato. Niente di nuovo: un contesto così stratificato come quello catanese non dovrebbe stupire più nessuno, specialmente in una zona così importante non solo per l’età romana, ma anche per quella paleocristiana.

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Ebbene sì, la grandezza monumentale romana della città, simboleggiata dalla presenza del magnifico anfiteatro, è accertata. Non dobbiamo dimenticare, però, che Catania non è fatta solo di Greci e Romani, ma ha subito una grande trasformazione cristiana durante l’Età TardoAntica. Proprio nei pressi di piazza Stesicoro, infatti, esisteva la Chiesa di Sant’Euplio, edificata nel 1548 sui resti di un più antico complesso paleocristiano.

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La chiesa oggi non esiste più, distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale nel 1943; ha trovato poi “nuovo asilo” a piazza Montessori, dove possiamo ancora oggi vedere il nuovo monumento cattolico dedicato al Santo martire catanese.

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Ancora una volta, grazie ai lavori dell’archeologia preventiva, è possibile documentare e raccogliere nuovi pezzi del puzzle che compone la nostra storia, le nostre radici e ciò che il nostro territorio è stato. Il lavoro dell’archeologia preventiva, che in Italia continua a essere un “falso nemico” per l’opinione pubblica, è un prezioso strumento al servizio dei cittadini e come tale dovrebbe funzionare, in linea con il resto d’Europa e del mondo. Nel Bel Paese, invece, continuiamo ad allontanare i cittadini dalla loro storia, negando la possibilità di rendere un cantiere edile un temporaneo luogo di visita e di interesse, con recinzioni e cartello che vietano a chiunque di potersi avvicinare e osservare. Se in Europa questo modello funziona ed è accettato, in Italia è oggetto di scherno e false accuse, tra tutte quella di rallentare i lavori.

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Una marginalizzazione di un mestiere apprezzato ovunque tranne che da noi: una barzelletta dolceamara che testimonia l’esistenza di una benda di ignoranza sugli occhi dei cittadini, avvelenati da decenni di propaganda e da una politica dell’annullamento della coscienza delle masse.

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