Costa Smeralda: il sogno che puoi permetterti (se sai dove guardare)
La Costa Smeralda non è un posto. È un’idea. Un’idea di lusso, di yacht bianchi che solcano il blu, di spiagge dove il conto, prima ancora del sole, ti abbaglia. Ma la vera Costa Smeralda, quella che i vip non ti raccontano, è un’altra cosa.
È fatta di calette nascoste dove l’acqua è così limpida che puoi contare i sassi del fondo. Di borghi dell’entroterra che profumano di pane e di mirto. Di strade sterrate che portano a spiagge che non paghi, e di tramonti che non hanno prezzo. Non serve essere milionari per innamorarsi di questa costa. Basta sapere dove guardare.
Il primo segreto è allontanarsi dal mare. I paesi dell’entroterra sono a pochi minuti di macchina dalle spiagge più belle, ma i prezzi sono un’altra storia. In uno di questi borghi, con le case di granito rosa e le stradine che profumano di pane appena sfornato, ho trovato una stanza con vista sulle montagne a meno della metà di quanto avrei speso per una camera anonima a Porto Cervo. La sera, seduto sulla terrazza del B&B, il silenzio era rotto solo dal canto dei grilli e dal vento che scendeva dalle colline. Lontano, il mare era una striscia blu all’orizzonte, ma io ero già dove volevo essere.
La spiaggia che ho trovato seguendo una strada sterrata
Il secondo giorno, ho lasciato la macchina dove l’asfalto finiva. Un sentiero sterrato si addentrava tra la macchia mediterranea, e il profumo del mirto e dell’elicriso mi accompagnava. Dopo dieci minuti di cammino, il sentiero si è aperto. La caletta era una lingua di sabbia bianca incastonata tra gli scogli, e l’acqua era così trasparente che potevo contare ogni sasso del fondo.

Non c’erano lettini a pagamento, non c’erano ombrelloni allineati. Solo il rumore delle onde che si infrangevano piano, e qualche gabbiano che volava basso. Mi sono tuffato, e il primo contatto con l’acqua è stato una carezza. Nuotavo lento, e la costa era un profilo di granito rosa che si perdeva all’orizzonte. Ho passato ore a galleggiare, lasciando che il sole mi asciugasse la pelle.
La trattoria che non ha insegna
A cena, ho evitato i ristoranti con vista sul mare e ho cercato una trattoria in un vicolo laterale. Non aveva insegna, ma l’odore che usciva dalla cucina era più eloquente di qualsiasi cartello. La pasta con le vongole era semplice, con un filo d’olio e una spruzzata di prezzemolo, ma il sapore era quello del mare vero, non della sua imitazione.
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Il vino lo portavano in caraffa, e il conto non mi ha fatto paura. Fuori, le strade del borgo erano illuminate da poche luci, e il silenzio era rotto solo dal rumore dei bicchieri che si toccavano e dalle risate lontane di chi stava ancora cenando. Poco lontano, un bar con tavoli all’aperto suonava la musica giusta, e tra un ballo e una chiacchiera, la sera si è allungata fino a tardi.
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