Riviera del Conero: quel primo sguardo che non ti aspetti
Sono salito fino a Sirolo, e la strada si è fatta più ripida. Poi l’ho vista. Non era il mare delle cartoline, quello piatto e sabbioso che ti aspetti dalla riviera.
Era un’altra cosa: un pugno di terra che si alzava dal blu, e l’acqua era così carica di turchese che quasi non sembrava vera. Ho parcheggiato, ho preso lo zaino, e ho seguito il sentiero che scendeva tra i pini.
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I rami si aprivano ogni tanto, e ogni volta il mare era lì, più vicino, più intenso, come se volesse farsi vedere prima ancora che tu arrivassi.
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Il giorno in cui ho capito che il mare non è solo sabbia
Il sentiero era ripido, e a un certo punto le pietre cominciavano a scivolare sotto le scarpe. Poi lo spazio si è aperto, e la caletta era lì, incastrata tra due dita di roccia che sembravano uscite dalla terra per guardare il mare. L’acqua era così limpida che ho visto il fondo ancora prima di mettere piede nella sabbia.
Ho camminato fino all’orlo, ho tolto le scarpe, e l’acqua mi ha accolto come se mi stesse aspettando. Non era fredda, ma era fresca. Mi sono tuffato, e il rumore del mondo è scomparso. Per un attimo, non c’era niente. Solo quel blu che sembrava tenermi sospeso, e le ombre delle nuvole che passavano lente sul fondale.
La salita che ti porta dove tutto cambia
Più tardi, sono risalito. Ho seguito un sentiero che si arrampicava tra gli alberi, e a ogni curva la visuale si allargava un po’ di più. Arrivato in cima, mi sono fermato su un punto che sporgeva nel vuoto.
Il vento era forte, ma non disturbava. Sotto, la costa si perdeva all’orizzonte, e i colori dell’acqua cambiavano continuamente, come se il mare non riuscisse a decidere quale tonalità preferire. Per un attimo, l’unica cosa che riuscivo a sentire era il rumore del vento tra i rami e il battito del mio cuore che si calmava.

Riviera del Conero vacanza – IcaroJournal
La sera che ti fa dimenticare l’orologio
Più tardi, sono sceso a Numana. Le stradine erano strette, e le luci dei ristoranti si riflettevano sulle pietre del vicolo. Mi sono seduto a un tavolo all’aperto, e il profumo del pesce che usciva dalla cucina si mescolava a quello del mare. Ho ordinato un piatto di cozze, e il sapore era così intenso che mi ha fatto chiudere gli occhi. Era il sapore di qualcosa di vero.
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Forse la Riviera del Conero è fatta di questo: di sentieri che scendono verso l’acqua, di attimi in cui il mare e la terra si incontrano senza chiedere permesso, di cene che sanno di sale e di estate. Se devi scegliere tra la spiaggia affollata e la caletta che devi cercare, scegli la caletta. Tra il tramonto e la salita, scegli entrambi. Perché il Conero non si racconta. Si cammina, si guarda, e poi si porta via con sé, senza sapere bene cosa sia rimasto, ma sapendo che è rimasto qualcosa.
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