L’estate che non vuole andarsene: Jesolo a settembre
La sabbia è ancora calda quando arrivi, ma non scotta. Il sole è alto, ma non cattivo. L’acqua è tiepida, e il primo passo verso il mare è una carezza, non un tuffo. L’ultimo ombrellone è ancora lì, sulla riva, con il suo lettino vuoto che aspetta. È la tua giornata a Jesolo, a settembre, e tutto sembra più lento.
I piedi affondano nella sabbia che si è raffreddata durante la notte, ma che il sole del mattino ha già cominciato a scaldare.
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L’aria è così limpida che puoi vedere le sagome delle montagne all’orizzonte, una striscia di grigio lontano che in agosto non vedevi mai.
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La sabbia è ancora calda… Jesolo ti ruba l’anima
Il mare è immobile, uno specchio d’argento che riflette il cielo, e il rumore delle onde è il suono più vicino a un respiro che tu possa immaginare. Gli stabilimenti sono ancora aperti, ma i lettini sono mezzi vuoti. Il bagnino, seduto sulla sua torretta, non fischia più. Legge un libro, con le gambe penzoloni, e ogni tanto alza lo sguardo verso il mare. Non c’è nessuno da sorvegliare.
Cammini lungo la riva, e la battigia è una striscia di sabbia umida che si allunga davanti a te. Le impronte che lasci non vengono cancellate subito. Le conchiglie che trovi sono ancora intere, non calpestate da migliaia di piedi. La spiaggia ti sembra più larga di come la ricordavi. Poi, a un certo punto, ti fermi. Non hai nessun posto dove andare. È il primo giorno di una vacanza che non avevi pianificato, l’estate che si allunga oltre il suo tempo.
La luce è più dorata sul mare…
Verso sera, quando il sole comincia a calare, tutto diventa più intenso. La luce è più dolce, più calda, come se il mondo si fosse messo un filtro di miele davanti agli occhi. Le ombre si allungano, e i colori si fanno più profondi. Il mare non è più blu, ma diventa aranciato, rosa, viola. La pineta, sulla riva, si accende di riflessi dorati. L’ultimo bagnino chiude il suo ombrellone, e la spiaggia si svuota.
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Vacanza a Jesolo – IcaroJournal
Più tardi, il centro storico si illumina di luci calde. Una festa tradizionale riempie le piazze di gente che ha voglia di stare insieme, di cantare, di ballare. Sentire la musica che arriva da lontano e il profumo del cibo che esce dalle cucine è come riscoprire un senso di comunità che in agosto era troppo disperso.
La domenica sera, tutto si ferma. Non c’è il concerto, non c’è la folla. Solo il cielo che si apre su uno spettacolo che non hai cercato. Gli aerei arrivano dal nulla, e le loro scie di fumo tricolore disegnano nel cielo figure che per un attimo ti fanno dimenticare tutto il resto. E poi, subito dopo, il silenzio. La spiaggia è deserta, la sabbia è ancora calda, e tu sei ancora lì, a guardare le ultime tracce di un cielo che si sta spegnendo.
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