L’Architettura dell’Identità sotto la città… mentre tutti dormono
Nella metropolitana di Catania, la fashion performance capsule collection “ARIUS” di PS. Pierluigi Santoro trasforma il non-luogo del transito urbano in un’intensa esperienza di ricerca tessile e risignificazione della materia.
Venerdì 9 ottobre, lo spazio ipogeo della stazione metropolitana Stesicoro di Catania si è spogliato della sua funzionalità quotidiana per trasformarsi in un’inaspettata cassa di risonanza estetica ed emozionale.
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È in questo scenario urbano, sospeso tra il flusso dei passanti e la stasi della fruizione artistica, che è andata in scena la fashion performance capsule collection “ARIUS”, un progetto che travalica la sfilata convenzionale per farsi indagine visiva sull’unicità e sulla memoria.
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A firmare la collezione è Pierluigi Santoro, fashion designer catanese classe 2002 formatosi tra l’Accademia di Catania e quella di Roma, forte di importanti esperienze tra i red carpet di Venezia e Roma. Il suo percorso unisce la pratica progettuale all’impegno accademico come cultore della materia a supporto della professoressa e curatrice Daniela Maria Costa.
Il titolo ARIUS (dal latino binarius) evoca la relazione e la polarità, capovolgendo la percezione dell’ipogeo in uno spazio di sospensione contemplativa. Interrogata sulle sfide curatoriali, la curatrice Daniela Maria Costa spiega:
«La sfida principale è stata trasformare un non-luogo in luogo narrativo. La Stazione Stesicoro non è una scatola neutra: è architettura metropolitana, flusso in continuo movimento e soglia d’attesa. Abbiamo lavorato su tre fronti: sicurezza e gestione dei flussi su invito nominativo nel rispetto dei protocolli FCE; valorizzazione dell’architettura esistente, tra acustica riverberata e luce fredda; e integrazione dei rumori dei treni esterni, che sono diventati parte integrante della scenografia per la collezione scultorea di Pierluigi Santoro, rispettando la natura dell’identità popolare della stazione Stesicoro. Non abbiamo portato una passerella in metro, ma abbiamo fatto della metro la passerella.»
I venti look in passerella hanno proposto un dialogo tra sartorialità su misura e sperimentazione materica, elevando il capo a scultura abitabile.
Riflettendo sul racconto visivo, l’artista Pierluigi Santoro dichiara:
«L’incontro con la metropolitana e tutto il meraviglioso team FCE capitanato dal direttore Salvatore Fiore è arrivato parallelamente alla nascita del concept della capsule collection “ARIUS”: ho avuto la sensazione che il destino abbia fatto il suo corso. Posso dire che è stata una perfetta traduzione poetica del mio messaggio. Ogni look esprime una personalità diversa dall’altra e comunica attraverso il corpo una storia, un racconto intimo che, servendosi dello spostamento binario, si fonde con altre storie e altri corpi. Racconta passaggi, scambi, dinamiche e interazioni che ho rappresentato servendomi della performance tra vagoni e banchina.»

Capsule collection ARIUS © Erika Allia
Di particolare interesse critico è l’innesto della linea “RI-VINTAGE”, un progetto di upcycling che decostruisce l’abito del passato come riscrittura palinsestica. In merito alla percezione della location e al messaggio per la città, la curatrice precisa:
«In una passerella tradizionale si guarda un abito, in metropolitana lo si vive. La distanza santificata della sfilata classica qui cade, lo spettatore è immerso nei suoni e nella prossimità della città. L’abito, la giacca decostruita, la camicia e il jeans d’autore di ARIUS non sono più oggetti da ammirare, ma soggetti che abitano la città. Gli spettatori invitati facevano parte della sfilata: erano ospiti attivi nel treno e nella banchina. Il messaggio per Catania è duplice. Con l’Associazione AGATA “Donna per le Donne” affermiamo che la bellezza è un diritto civico, non un privilegio, e che la moda deve attivare i luoghi di utilizzo comune per esprimersi e fondersi con il proprio territorio. E diciamo alla città metropolitana che la sua infrastruttura più contemporanea può essere il palcoscenico culturale più potente, veicolando cultura e bellezza».
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In sintonia con questa visione, l’artista evidenzia il legame con le radici e l’unicità dell’esperienza:
«Catania è il luogo che più di tutti mi appartiene, non solo per le mie radici, ma per tutto il patrimonio artistico e culturale che mi ha formato: un dono di cui ancora usufruisco grazie soprattutto a possibilità immense come questa. Amo l’arte, la musica, la lettura e le storie interessanti… e Catania non rinuncia a nulla di tutto questo. Il brand è “seasonless”, non segue le tempistiche dell’industria moda e ad oggi possiede tre collezioni, vivendo nella totale libertà. Ma questo lancio rimarrà inedito e autentico e segnerà per sempre il mio lavoro in una maniera ben precisa: ho voluto gli ospiti anche all’interno del vagone perché raramente capita, nell’arte come nella moda, di essere figurativamente accarezzati e sfiorati da stampe, ricami e filati. In questo caso gli ospiti hanno respirato la stessa aria delle modelle, degli accessori e dei tessuti che creano arte… hanno respirato moda, senza allontanarsi dalla linea gialla».

Capsule collection ARIUS © Erika Allia
Sostenuto dal Direttore Generale di FCE Salvatore Fiore e dalla dottoressa Federica Lorena, sotto la guida della curatrice Daniela Maria Costa, l’evento conferma come la contaminazione tra moda e spazio pubblico generi nuovi modelli di fruizione dell’arte contemporanea.
Capsule collection ARIUS si impone così come un tassello fondamentale, ricordando che l’abito, retto da un rigoroso studio analitico, è una delle forme più potenti di narrazione dell’essere umano.
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