La provincia di Siracusa non ha un solo volto, ma due. È una linea di costa che si divide come un sentiero che prende due direzioni opposte. Da un lato, verso nord, il mare si fa dolce e accogliente, con spiagge di sabbia finissima che scendono piano verso l’acqua.
Dall’altro, verso sud, la costa si fa aspra e selvaggia, fatta di scogliere a picco, calette nascoste e un vento che porta il profumo dell’Africa. Non devi scegliere. Basta guidare, e il paesaggio cambia da solo, come se il mare stesso avesse deciso di regalarti due stagioni in una sola estate.
La strada costeggia la costa, e la prima spiaggia che incontri è una distesa di sabbia chiara che si perde all’orizzonte. L’acqua è bassa, così bassa che puoi camminare per metri senza mai perdere il contatto con il fondo. È il mare dei bambini, delle famiglie, di chi cerca il sole senza sorprese. La sabbia è fine, quasi impalpabile, e il colore dell’acqua è un turchese che cambia con la luce del giorno. Qui non c’è fretta. Solo il rumore delle onde che si infrangono lente e il vociare lontano di chi gioca a racchettoni. Più avanti, una piccola insenatura si apre tra gli scogli. L’acqua è ancora più limpida, e il fondale è un tappeto di ciottoli bianchi. È un posto per chi cerca il silenzio, per chi vuole stendere l’asciugamano su una roccia piatta e guardare il mare senza fare niente.
Il sud: le calette e il vento che viene dal mare
Poi la strada si fa più stretta, e il paesaggio cambia. Le spiagge lasciano il posto alle scogliere, e l’acqua diventa più profonda, più scura, quasi blu notte. Arrivi a una riserva, e l’ingresso è un cancello di ferro che si apre su un sentiero sterrato. Cammini per dieci minuti tra la macchia mediterranea, e il profumo del mirto e dell’elicriso ti accompagna. Poi il sentiero si apre, e la caletta ti appare all’improvviso. È una lingua di sabbia dorata, lunga come una sala da ballo, chiusa tra due promontori rocciosi che la proteggono come braccia aperte.

L’acqua è così limpida che puoi contare i sassi del fondo, e il silenzio è rotto solo dal rumore delle onde che si infrangono sugli scogli.
Più avanti, il borgo dei pescatori è un gruppo di case basse, con le barche tirate in secco e le reti appese ai muri. La spiaggia qui è piccola, ma l’atmosfera è quella di un tempo che non c’è più. L’acqua è mossa, e il vento porta l’odore del pesce fresco e del sale.
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Il punto più basso dove due mari si incontrano
Alla fine della strada, quando la terra sembra finire, arrivi al punto più meridionale dell’isola. Qui, lo Ionio e il Mediterraneo si incontrano, e l’acqua è più agitata, quasi selvaggia. Le onde si infrangono sugli scogli con un rumore più forte, e il vento ti scompiglia i capelli. È il posto dove la Sicilia guarda l’Africa, dove il mare non è più una distesa calma, ma una forza che ti ricorda che sei alla fine del mondo. Non ci sono spiagge, qui. Solo rocce, e il rumore del mare che non smette mai.

Un viaggio lungo la costa di Siracusa ti insegna che il mare può avere due anime. Una dolce e accogliente, l’altra selvaggia e profonda. Non devi scegliere. Basta guidare, fermarti quando vuoi, e lasciare che ogni spiaggia ti racconti la sua storia.
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