Il mosaico De Spuches-Galati apre al pubblico per la prima volta
Renato Guttuso avrebbe potuto ritrovarselo dentro casa, ma a cambiare i suoi piani sarebbero stati alcuni pavoni considerati portatori di sventura dalla moglie Mimise.
È soltanto uno dei capitoli della lunga storia del mosaico De Spuches-Galati che, dopo quasi 150 anni trascorsi tra ritrovamenti, trasferimenti e restauri, per la prima volta potrà essere ammirato dal pubblico a Carini.
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L’appuntamento è per venerdì 11 settembre, alle 21.30, nell’ex convento di San Rocco, in corso Giuseppe Garibaldi 176. La visita guidata sarà gratuita, ma sarà necessario prenotarsi al numero indicato dagli organizzatori.
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A raccontare il monumentale pavimento musivo sarà Giuseppe Randazzo, storico dell’arte, presidente della sezione locale di BCsicilia e coautore del volume Il mosaico De Spuches/Galati. Sarà presente anche Alfonso Lo Cascio, presidente regionale di BCsicilia.
Il mosaico scoperto a Carini nel 1873
Per capire perché questo ritorno sia così particolare bisogna andare indietro fino al 1873, quando il mosaico venne rinvenuto in contrada San Nicola, nel territorio di Carini.
Il pavimento apparteneva a una villa di epoca tardo-romana e fu Giuseppe De Spuches, principe di Galati, a intervenire per evitare che venisse distrutto dagli operai impegnati nei terreni.
De Spuches decise di acquistarlo e gran parte del mosaico, fatta eccezione per la porzione absidale, venne trasferita nel suo palazzo di via Ruggero Settimo a Palermo. Qui fu ricomposto all’interno di una grande sala, dove rimase per più di un secolo.
Parliamo di una superficie complessiva di circa 142 metri quadrati, decorata con motivi geometrici, corone d’alloro, ghirlande floreali, uccelli e pavoni, che rappresenta una testimonianza dell’antica Hykkara in età tardo-romana.
Quei pavoni che non convinsero la moglie di Guttuso
Un altro particolare capitolo arriva nel 1975, quando Antonino De Spuches, discendente del principe di Galati, decise di mettere in vendita il palazzo.
Tra i possibili acquirenti comparve anche Renato Guttuso, interessato proprio all’ala nella quale si trovava il mosaico. A quanto pare, però, Mimise, moglie del pittore, riteneva che i pavoni raffigurati nell’opera portassero sfortuna. Guttuso acquistò così un’altra parte dell’immobile, lasciando fuori proprio quella che custodiva il pavimento.
La storia del mosaico, però, era tutt’altro che finita.
Il ritorno a Carini dopo quasi 150 anni
Nel 1999 il mosaico venne acquisito definitivamente dalla Regione Siciliana e trasferito nei depositi dell’Albergo delle Povere di Palermo.
Tra il 2007 e il 2014 i pannelli furono ricomposti ed esposti nell’Oratorio di San Filippo Neri all’Olivella, prima del trasferimento che avrebbe finalmente riportato l’opera a Carini, nell’ex convento di San Rocco.
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Il restauro dei 76 pannelli è stato curato dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, sotto la direzione di Rosa Maria Cucco, ed eseguito dall’impresa specializzata di Ivana Mancino. L’intervento ha interessato anche alcuni frammenti più piccoli che, per ragioni di spazio, non erano mai stati esposti all’Olivella.
Adesso, dopo un viaggio cominciato nel 1873, il mosaico torna a raccontarsi proprio nel territorio dal quale tutto era partito.
La visita dell’11 settembre è promossa dalla sezione BCsicilia di Carini e dal Comune. La prenotazione è obbligatoria al numero 333 9416984.
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