Il “Don Chisciotto” di Cucchiara arriva il Brancati
Spostare il baricentro della finzione cavalleresca nel cuore del paesaggio agrario siciliano, trasformando l’atto dell’affabulazione in uno strumento di sopravvivenza civile e poetica di fronte alle ferite del reale.
Martedì 10 novembre 2026 alle ore 21:00, il Teatro Vitaliano Brancati di Catania alza il sipario sulla nuova stagione ospitando “Don Chisciotto di Girgenti”, commedia musicale firmata da Tony Cucchiara per la regia di Angelo Tosto.
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Lo spettacolo, in replica mercoledì 11 (ore 17:30), venerdì 13 (ore 17:30), sabato 14 (ore 17:30 e 21:00) e domenica 15 (ore 17:30), affida i ruoli del cavaliere errante e dello scudiero Sancho Panza a Ruben Rigillo e Vincenzo Volo. L’opera si struttura come un innesto linguistico e concettuale tra la matrice del capolavoro di Miguel de Cervantes e la riscrittura in versi del poeta arabo-siculo e abate Giovanni Meli.
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La memoria della guerra e la costruzione dell’illusione
La drammaturgia rintraccia la propria scaturigine ideale nella figura di Giovannino, pastore della campagna agrigentina che durante il secondo conflitto mondiale soleva narrare le avventure cavalleresche ai bambini sfollati.
Nell’allestimento di Tosto, la quotidianità del contadino trascorsa sotto un ulivo sfuma progressivamente nell’immedesimazione con l’eroe cervantino: la trasfigurazione porta il protagonista ad invaghirsi di una Dulcinea fittizia e a reclutare il proprio cognato come scudiero.

L’impianto interpretativo affianca ai due protagonisti Laura Sfilio (Dulcinea di Joppolo), Lucia Portale (Nunna), Cosimo Coltraro (Don Pircoco), Emanuele Puglia (Don Cornelio), Pietro Casano (Ronzinante), Alex Caramma (Fra’ Nespola), Giovanna Mangiù (Lia) e Lorenza Denaro (Filomena), unitamente a Ettore Iurato, Giorgia Morana, Lucio Rapisarda e Giada Romano nel ruolo dei popolani.
La dimensione sonoro-figurativa dell’allestimento
Il registro espressivo dell’allestimento integra la carica satirica di costume con la memoria musicale isolana, affidando alla lingua dialettale e alla sonorità popolare il compito di riscattare la durezza del contesto sociale attraverso il ricorso alla fantasia.

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L’impianto scenico si avvale del coordinamento musicale di Franco Lazzaro, la cui partitura ricomprende brani quali “Sognare sì“, “Caru Patruni” e “Alla scala dei turchi”. L’architettura formale della rappresentazione è completata dai disegni coreografici curati da Giorgia Torrisi Lo Giudice e dall’allestimento visivo firmato da Vincenzo La Mendola per scene e costumi.

