Tuesday, 26 May 2026
Viaggi

Modica in un giorno: la città che si mangia a gradini

Modica in un giorno - IcaroJournal

Modica non è una città, è una scala. Arrivi e la vedi subito: si arrampica sulla collina, un groviglio di case bianche e chiese barocche che si rincorrono verso l’alto, con il ponte Guerrieri che la taglia in due come una cerniera. Parcheggi in basso, alzi gli occhi e capisci che qui le gambe serviranno. Ma ne vale la pena.

Cominci da corso Umberto, la strada che attraversa Modica Bassa. Le facciate delle chiese sono esplosioni di pietra scolpita: San Giorgio, San Pietro, le statue che si affacciano dai cornicioni come volessero dirti qualcosa. Entri in San Giorgio. La scala è immensa, 250 gradini di pietra che salgono verso il portale. Dentro, la luce è calda, gli stucchi dorati sembrano panna montata, e l’altare maggiore è una nuvola di marmo. Resti un attimo in silenzio, poi esci e continui a salire.

Perché a Modica si sale sempre.

I vicoli e il cioccolato che si sbriciola

Ti perdi tra i vicoli di Cartellone, il quartiere più antico. Le case sono addossate l’una all’altra, i balconi si toccano, e ogni tanto un arco di pietra ti passa sopra la testa. L’odore è quello del cioccolato. Non il cioccolato liscio e lucido che conosci, ma quello di Modica: ruvido, granuloso, lavorato a freddo come facevano gli Aztechi. Entri in una bottega. Il maestro cioccolataio ti offre un assaggio. Lo rompi con le dita, e i granelli di zucchero scricchiolano sotto i denti. È amaro, intenso, e ha un retrogusto di cannella e peperoncino. Ne compri una tavoletta, poi un’altra, poi una terza.

La vista dal castello e il silenzio dei Conti

Continui a salire, fino al Castello dei Conti. È un rudere, ma le mura sono ancora in piedi e da lassù Modica è tutta sotto di te. I tetti bianchi, le cupole, le colline iblee che si perdono all’orizzonte. Il vento è fresco, il sole scalda la pietra. Ti siedi su un muretto e non fai niente. Guardi la città che respira lenta, come un animale addormentato.

La discesa e l’ultimo assaggio

Scendi per un’altra strada, magari per via Napolino, dove le scalinate sono ripide e le signore stendono i panni alle finestre. Un prete ti passa accanto e ti saluta. Un bambino corre dietro a un gatto. La vita qui è quella di sempre, lenta e rumorosa allo stesso tempo. Prima di andare via, compri un’altra tavoletta di cioccolato. Quella al peperoncino, per ricordarti che Modica è dolce ma sa anche mordere.

Un giorno a Modica ti insegna che la bellezza si misura in gradini. Più sali, più ti regala. E poi ridiscende, come un fiume di pietra, portandoti a casa un sapore che non scorderai.

LEGGI ANCHE -> Prendi un bicchiere di vetro, metti dentro il sale e poi riponilo in frigo: ecco che succede

LEGGI ANCHE -> Uscita dall’ufficio e sembri un fantasma? Tutta colpa della Office Air Theory

Se devi scegliere tra un cioccolato industriale e una tavoletta di quello di Modica, scegli il secondo. Tra una foto davanti a San Giorgio e un’ora seduto sul castello a guardare la città, scegli il castello. Perché Modica non si visita, si scala. E in un giorno, se hai fiato, te la porti dentro come un granello di zucchero che scricchiola ancora tra i denti, anche quando sei già lontano.

LEGGI ANCHE -> Gateau di macinato senza uova: la ricetta senza glutine e senza lattosio che salva la cena

LEGGI ANCHE -> Gateau di macinato senza uova: la ricetta senza glutine e senza lattosio che salva la cena

Non perderti i nostri alati update!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Andrea Piazza

Andrea Piazza

About Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *