Thursday, 9 April 2026
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Modica in un giorno: la città che si mangia a gradini

Modica in un giorno - IcaroJournal

Modica non è una città, è una scala. Arrivi e la vedi subito: si arrampica sulla collina, un groviglio di case bianche e chiese barocche che si rincorrono verso l’alto, con il ponte Guerrieri che la taglia in due come una cerniera. Parcheggi in basso, alzi gli occhi e capisci che qui le gambe serviranno. Ma ne vale la pena.

Cominci da corso Umberto, la strada che attraversa Modica Bassa. Le facciate delle chiese sono esplosioni di pietra scolpita: San Giorgio, San Pietro, le statue che si affacciano dai cornicioni come volessero dirti qualcosa. Entri in San Giorgio. La scala è immensa, 250 gradini di pietra che salgono verso il portale. Dentro, la luce è calda, gli stucchi dorati sembrano panna montata, e l’altare maggiore è una nuvola di marmo. Resti un attimo in silenzio, poi esci e continui a salire.

Perché a Modica si sale sempre.

I vicoli e il cioccolato che si sbriciola

Ti perdi tra i vicoli di Cartellone, il quartiere più antico. Le case sono addossate l’una all’altra, i balconi si toccano, e ogni tanto un arco di pietra ti passa sopra la testa. L’odore è quello del cioccolato. Non il cioccolato liscio e lucido che conosci, ma quello di Modica: ruvido, granuloso, lavorato a freddo come facevano gli Aztechi. Entri in una bottega. Il maestro cioccolataio ti offre un assaggio. Lo rompi con le dita, e i granelli di zucchero scricchiolano sotto i denti. È amaro, intenso, e ha un retrogusto di cannella e peperoncino. Ne compri una tavoletta, poi un’altra, poi una terza.

La vista dal castello e il silenzio dei Conti

Continui a salire, fino al Castello dei Conti. È un rudere, ma le mura sono ancora in piedi e da lassù Modica è tutta sotto di te. I tetti bianchi, le cupole, le colline iblee che si perdono all’orizzonte. Il vento è fresco, il sole scalda la pietra. Ti siedi su un muretto e non fai niente. Guardi la città che respira lenta, come un animale addormentato.

La discesa e l’ultimo assaggio

Scendi per un’altra strada, magari per via Napolino, dove le scalinate sono ripide e le signore stendono i panni alle finestre. Un prete ti passa accanto e ti saluta. Un bambino corre dietro a un gatto. La vita qui è quella di sempre, lenta e rumorosa allo stesso tempo. Prima di andare via, compri un’altra tavoletta di cioccolato. Quella al peperoncino, per ricordarti che Modica è dolce ma sa anche mordere.

Un giorno a Modica ti insegna che la bellezza si misura in gradini. Più sali, più ti regala. E poi ridiscende, come un fiume di pietra, portandoti a casa un sapore che non scorderai.

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Se devi scegliere tra un cioccolato industriale e una tavoletta di quello di Modica, scegli il secondo. Tra una foto davanti a San Giorgio e un’ora seduto sul castello a guardare la città, scegli il castello. Perché Modica non si visita, si scala. E in un giorno, se hai fiato, te la porti dentro come un granello di zucchero che scricchiola ancora tra i denti, anche quando sei già lontano.

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Francesca Guglielmino

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