Non trovi un cartello che dice “Costa Bianca”. Lo sai perché qualcuno te lo ha raccontato, o perché l’hai letto tra le righe di un vecchio articolo. È il nome che i viaggiatori hanno dato a questo tratto di litorale cilentano, dove le scogliere calcaree e i ciottoli candidi si affacciano su un mare così pulito che sembra appena nato. Arrivi in una mattina di luglio, e l’aria è già calda, profumata di mirto e di salsedine.
Parcheggi a Marina di Camerota, e il borgo bianco si arrampica sulla collina come una scala appoggiata al cielo.
Non c’è strada per la spiaggia più bella. Devi prendere il mare. Sali su una delle piccole barche ormeggiate al molo, e il motore rompe il silenzio del porto. Il capitano è un uomo abbronzato che conosce ogni insenatura. La barca scivola via dalla costa, e dopo pochi minuti la baia ti appare. La spiaggia è una striscia di ciottoli bianchissimi, così chiari da sembrare candeggiati dal sole. L’acqua è di un turchese elettrico che scalda la pelle ancora prima di toccarla. Il capitano spegne il motore, e il silenzio è rotto solo dallo sciabordio delle onde contro lo scafo.
Scendi in acqua. I ciottoli bianchi scricchiolano sotto i piedi, e l’acqua è così trasparente che puoi contare le stelle marine sul fondo. Ti immergi, e il primo tuffo è una carezza. Nuoti lento, e intorno a te solo la caletta, le rocce bianche, e il cielo azzurro senza una nuvola. Galleggi sulla schiena, e pensi che questo è il premio per aver lasciato la macchina al parcheggio e aver preso il mare.
Il borgo che si arrampica sulla collina
Più tardi, quando il sole scotta sulla spiaggia, risali verso il borgo. Marina di Camerota è un dedalo di stradine lastricate che si arrampica sulla collina. I vicoli sono stretti, le case sono bianche, e ogni angolo nasconde una piazzetta silenziosa con una fontana di pietra che gocciola lenta. I portoni sono aperti sui cortili interni, e nelle sere d’estate i tavolini dei ristoranti invadono il selciato. L’odore del pesce fresco si mescola a quello del pane caldo. La gente parla a voce alta come si fa nei paesi dove tutti si conoscono.
Ti siedi in una trattoria senza insegna. Ordini un piatto di pesce alla brace, e te lo portano fumante. Lo mangi con le mani, seduto sulla sedia di plastica, mentre il sole tramonta dietro le colline. Il vino bianco è freddo, e il sapore del mare ti resta sulla lingua.

La grotta, il faro e il tramonto che non finisce
L’ultimo giorno prendi la barca e costeggi la costa verso nord. Le grotte marine si aprono nella falesia come ferite luminose. Il capitano entra in una grotta, e la luce del sole filtra da una fessura nella roccia, colorando l’acqua di un blu irreale. Resti in silenzio, e la guida spiega che qui un tempo si nascondevano i pescatori durante le tempeste. Sali verso il faro di Palinuro, e dalla terrazza il mare è una distesa d’argento. Le ultime barche dei pescatori rientrano in porto, e il cielo si tinge di arancione, rosa, viola.
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Un’estate sulla Costa Bianca ti insegna che la vacanza più bella è quella che non hai programmato. Non serve una lista di spiagge da timbrare. Basta una barca, una caletta di ciottoli bianchi, e un piatto di pesce mangiato al tramonto in un borgo che si arrampica sulla collina.
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