Catania si prepara ad accogliere una nuova edizione della Biennale di Teatro Sociale, ma questa volta con un significato ancora più profondo. Dal 5 al 7 giugno il Bastione degli Infetti diventerà il cuore pulsante di una manifestazione che non parla soltanto di spettacoli, performance e workshop, ma racconta dieci anni di lavoro sul territorio, dieci anni di percorsi condivisi, dieci anni durante i quali Officina SocialMeccanica ha scelto il teatro come strumento di inclusione, partecipazione e trasformazione.
La V edizione della Biennale di Teatro Sociale, ideata e promossa da Officina SocialMeccanica con il supporto dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, arriva dunque in un momento molto importante per l’associazione catanese. In questi anni, infatti, il gruppo ha portato il teatro sociale, il teatro dell’oppresso e la drammaturgia di comunità dentro scuole, quartieri, istituti penitenziari e contesti segnati da fragilità sociale, lì dove il palcoscenico non è soltanto uno spazio scenico, ma diventa un luogo in cui provare a ricostruire relazioni, linguaggi e possibilità.
Per tre giorni Catania sarà attraversata da un vero e proprio laboratorio diffuso, con ospiti provenienti da tutta Italia, momenti di alta formazione, spettacoli aperti al pubblico e tavole rotonde pensate per mettere insieme artisti, operatori culturali, educatori e studiosi. Un programma fitto, costruito attorno a una domanda che resta centrale: come può il teatro diventare pratica concreta di cittadinanza attiva?
Il teatro sociale arriva nei quartieri e torna al Bastione degli Infetti
La manifestazione prenderà il via venerdì 5 giugno nel quartiere di San Giorgio, con la performance di Teatro Forum Le cicatrici del quartiere, in programma alle 18 in viale Biagio Pecorino 5. Uno spettacolo nato da un percorso di ricerca partecipata sviluppato attraverso la metodologia freiriana, che affronta i temi della vita quotidiana e dell’abitare dentro un quartiere, con tutte le difficoltà, le contraddizioni e le ferite che questo comporta.
Gli appuntamenti serali, invece, si svolgeranno al Bastione degli Infetti. Sempre venerdì, alle 21, sarà presentato Accontentarsi, restituzione del percorso di drammaturgia di comunità realizzato con i docenti dell’Istituto Comprensivo San Giorgio. Alle 22, poi, spazio alla festa inaugurale della Biennale.
Sabato 6 giugno, alle 21, arriverà sul palco la compagnia romana Le donne del muro alto con Olympe, spettacolo nato dall’esperienza sviluppata all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia e successivamente estesa a donne in misura alternativa ed ex detenute. Alle 22.30 seguirà Corpi Di/Versi, produzione firmata Officina SocialMeccanica.
Il programma formativo, poi, sarà un altro tassello fondamentale della manifestazione. Tra i workshop previsti ci saranno quelli di drammaterapia con Claudia Puglisi, teatro dell’oppresso con Adelita Husni Bey, drammaturgia autobiografica con Claudia Calcagnile, danzaterapia con Giusy Nicolosi, contact improvisation con Vera De Propris, musica concreta con Francesco Picciotti, ludopedagogia con Liscìa e Ci ridiamo su e circo sociale con Clatù.
Arte, carcere e inclusione: la giornata conclusiva
Particolarmente significativa sarà la giornata conclusiva di domenica 7 giugno, interamente dedicata al rapporto tra arte, carcere e inclusione sociale. Alle 19 si terrà la tavola rotonda Oltre la scena. Corpi costretti – Teatro Sociale e Carcere, realizzata grazie al supporto di Labirinti, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Dopo l’introduzione di Claudio Bernardi, tra i maggiori studiosi italiani di teatro sociale, il confronto vedrà la partecipazione di Francesca Tricarico per Le donne del muro alto, Claudia Calcagnile della Compagnia Oltremura, Lisa Mazzoni di Teatro Puntozero Milano, Luisa Sannella di Officina SocialMeccanica e Giulia Innocenti Malini dell’Università di Pavia.
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Alle 20:30 sarà poi proiettato il video Con il tuo sguardo, realizzato nella sezione femminile del carcere di Capanne di Perugia dalla Compagnia Oltremura. Alle 21.30, infine, la Biennale si concluderà con la performance Architetture difensive della Piccola Scuola OrAzioni di Bologna.
A dieci anni dalla sua nascita, Officina SocialMeccanica continua così a portare avanti un’idea precisa di teatro: non soltanto spettacolo, non soltanto formazione, ma spazio di relazione, ascolto e cambiamento. Un teatro che entra nei luoghi complessi, li attraversa e prova a restituire voce a chi troppo spesso resta ai margini. Perché il teatro sociale, quando diventa pratica viva, può davvero trasformarsi in un modo diverso di abitare la città e le sue comunità.
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