Il treno costeggia la costa pugliese, e a un certo punto il mare diventa così azzurro che sembra inchiostro. Poi, dopo l’ultima galleria, la vedi. Polignano è appoggiata sul ciglio della scogliera come una sposa bianca che guarda l’orizzonte.
Le case sono candide, i balconi sono un’esplosione di gerani rossi e bougainvillee fucsia, e sotto, molto più sotto, l’acqua è una lama d’argento che si infrange sulle rocce. Scendi alla stazione, e l’odore è quello giusto: salsedine, pesce fritto, e quel profumo di mandorle che sale dai forni. Non hai ancora visto la spiaggia, e già non vorresti più andare via.
Cammini verso il centro, e a un certo punto la terra si apre. Lama Monachile è una insenatura scavata nella roccia, una lingua di mare che si infila tra le case come un abbraccio. La spiaggia è piccola, di ciottoli bianchi, e l’acqua è di un turchese così carico che quasi non sembra vero. Scendi la scalinata, e i gradini sono consumati da migliaia di passi. Togli le scarpe, cammini sui ciottoli, e il primo contatto con l’acqua è una fitta fredda, ma dopo un attimo è una carezza. L’acqua è così limpida che vedi i sassi del fondo, i pesciolini che scappano via.
Ti immergi, e il primo tuffo è una benedizione. Nuoti lento, e sopra di te la scogliera è una parete bianca che sembra toccare il cielo. I ragazzi si tuffano dal ponte della vecchia ferrovia, e le loro grida rimbalzano tra le rocce. Galleggi sulla schiena, e il sole ti scalda la pancia. Intorno a te, solo il rumore delle onde che si infrangono e il volo lento dei gabbiani. Resti così, senza pensare a niente, finché la pelle non comincia a raggrinzirsi.
Il centro, i vicoli e il primo assaggio di caffè in piazza
Risali verso il centro storico. I vicoli sono stretti, lastricati di pietra bianca, e le case sono così vicine che il cielo diventa una striscia lontana. Le porte sono blu, le finestre hanno i gerani, e ogni angolo nasconde una piazzetta con una fontana che zampilla. Cammini senza meta, e a un certo punto sbuchi in piazza Vittorio Emanuele. Il balcone sulla scogliera è lì, e la statua di Domenico Modugno ti guarda con la chitarra in mano. “Volare”, mormori tra te, e la canzone ti si pianta in testa.

Poco lontano, trovi un bar che serve il famoso caffè di Polignano. Non è un caffè normale: lo preparano con il ghiaccio, il limone, la crema di mandorla. Te lo servono in un bicchiere alto, e la prima sorsata è un’esplosione di freddo e di dolce. Lo bevi lento, seduto al tavolino all’aperto, mentre la gente passa e il sole ti scalda le spalle. Il sapore è così buono che ne ordini un secondo.
La notte, il mare e le grotte illuminate
Quando il sole cala, Polignano si accende. Le luci dei ristoranti si riflettono sul mare, e l’acqua diventa nera, lucida come una lastra di vetro. Cerchi una trattoria sulla scogliera, con i tavoli a picco sul blu. Ordini le orecchiette con le cime di rapa, e la pasta è fatta a mano, irregolare, con l’amaro delle cime che si sposa al piccante del peperoncino. Lo mangi piano, mentre fuori le onde si infrangono lente.
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Più tardi, scendi verso il porto. Le barche dei pescatori dondolano ormeggiate, e qualcuno organizza gite notturne per visitare le grotte marine. Sali su una barca piccola, e il motore rompe il silenzio. La Grotta Palazzese è illuminata da faretti subacquei, e l’acqua al suo interno ha un colore irreale, un blu elettrico che sembra uscito da un sogno. Il capitano spegne il motore, e il silenzio è rotto solo dallo sciabordio dell’acqua contro la roccia. Resti lì, immobile, a guardare. Non vuoi andare via.
Un weekend a Polignano ti lascia la sabbia nei capelli e il sapore del caffè alla mandorla sulla lingua. Non è una città che devi capire, è una città che devi vivere. Basta un tuffo a Lama Monachile, un caffè in piazza, una cena sulla scogliera.
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