Il Fossato del Castello Ursino deve essere tutelato, liberato e restituito pienamente alla città. È questa la posizione espressa da Legambiente Catania dopo la recente gettata di cemento realizzata all’interno del Fossato, intervento propedeutico alla ricostruzione di un volume tecnico.
A intervenire è Viola Sorbello, presidente di LegambienteCatania, che ha espresso la preoccupazione del circolo davanti a un intervento ritenuto non compatibile con il valore storico, archeologico e paesaggistico dell’area: «Il Fossato del Castello Ursino è parte integrante del sistema difensivo della fortezza federiciana e rappresenta un bene di rilevante valore archeologico, architettonico e paesaggistico. Per questo motivo il nostro circolo esprime preoccupazione per la recente gettata di cemento realizzata all’interno del Fossato, propedeutica alla ricostruzione di un volume tecnico».
Una presa di posizione netta, che arriva in un momento in cui il tema della tutela del suolo e del patrimonio storico è sempre più centrale, non solo a livello locale ma anche nazionale ed europeo. Secondo i dati ISPRA sul consumo di suolo 2024, in Italia si perdono mediamente 72 metri quadrati di suolo naturale ogni ora. Un dato che rende ancora più delicato ogni intervento capace di impermeabilizzare o occupare superfici, soprattutto quando ci si trova davanti a contesti storici e monumentali.
Castello Ursino: il Fossato non è un’area di servizio
Per Legambiente Catania il punto è proprio questo: il Fossato non può essere trattato come uno spazio secondario o tecnico, perché rappresenta una parte originaria della fortificazione. Nei siti archeologici e monumentali, infatti, il principio di minima invasività è alla base delle Linee guida ICOMOS e delle Raccomandazioni UNESCO per la conservazione del patrimonio urbano storico. Proprio per questo, secondo il circolo, anche il Fossato del Castello Ursino rientra pienamente in questi principi.
Da qui la critica al parere favorevole espresso dalla Soprintendenza: «Riteniamo il parere favorevole espresso dalla Soprintendenza errato. Proprio la Soprintendenza, in virtù del ruolo di tutela che le è affidato, avrebbe dovuto negare tale consenso in applicazione delle normative vigenti a protezione di patrimoni di rilevanza come questo».
Il Castello Ursino, del resto, è da anni al centro dell’impegno di Legambiente Catania. Il circolo ricorda le battaglie portate avanti per la pedonalizzazione di Piazza Federico II di Svevia e le richieste di controlli costanti per evitare quelle illegalità che in passato avevano compromesso la fruizione dell’area: automobili parcheggiate davanti all’ingresso del Castello, parcheggiatori abusivi e situazioni che rendevano meno sicuro e dignitoso uno degli spazi più importanti della città.

La richiesta al Comune: rimuovere la base di cemento
Legambiente ricorda anche il lavoro svolto in collaborazione con il Comune di Catania e con la Consulta del Verde per la riqualificazione del verde antistante il Castello, con la messa a dimora e la cura degli alberi. Un impegno che, secondo il circolo, conferma il valore attribuito a questo luogo, considerato tra i più importanti della città e da tutelare con costanza.
Adesso, però, la richiesta all’amministrazione comunale è quella di fare un passo indietro. Insieme ai cittadini che hanno segnalato la colata di cemento, Legambiente chiede che gli impianti tecnologici necessari al funzionamento del Castello vengano realizzati altrove, sempre all’interno del complesso, ma senza occupare nuovamente il Fossato.
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Secondo il circolo, infatti, devono esistere alternative progettuali capaci di evitare una nuova impermeabilizzazione di suolo storico: «Chiediamo quindi che la base di cemento venga rimossa, che il Fossato resti libero. Il fatto che non comprometta le lave storiche del vulcano e sia posto sul retro non è rilevante: il Fossato deve rimanere libero anche visivamente in tutta la sua estensione. Ora che abbiamo avuto l’occasione di toglierlo, il casotto va rimosso».
La questione, dunque, non riguarda soltanto un intervento tecnico, ma il modo in cui Catania sceglie di guardare al proprio patrimonio. Perché il Fossato, secondo Legambiente, non è un’area di servizio: ha un valore architettonico e storico autonomo, racconta la funzione originaria della fortificazione ed è parte integrante dell’esperienza di visita.
Va riqualificato, reso fruibile e restituito pienamente alla città. Il patrimonio non si tutela aggiungendo volumi, ma sottraendo ciò che è superfluo e restituendo valore agli spazi originali.
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