Il treno costeggia la costa tirrenica, e a un certo punto il mare diventa così blu che non riesci a staccare gli occhi dal finestrino. Poi, dopo una galleria, la vedi. Cefalù è appoggiata ai piedi di una rupe enorme, la Rocca, che la protegge come una mano aperta.
Le case sono bianche, le cupole normanne sono rosse, e il mare le lambisce come se volesse entrare in città. Scendi alla stazione, e l’odore è già quello giusto: salsedine, pesce fritto, e quel profumo di gelsomino che sale dai giardini nascosti. Il corso principale è un vicolo stretto di pietra bianca, e i portoni dei palazzi sono aperti sui cortili interni. Non hai ancora messo piede in spiaggia, e già sei innamorato.
La prima cosa che fai è camminare verso il Duomo. È lì, in fondo al corso, e la sua facciata è un ricamo di archi intrecciati e colonne binate. Entri, e l’aria diventa fresca. Le navate sono bianche, slanciate, e in fondo, nell’abside, i mosaici bizantini ti folgorano.
Il Cristo Pantocratore ti guarda con occhi grandi, severi e dolci insieme, e tutto intorno la Madonna, gli angeli, i santi sono tessere d’oro che brillano nella penombra. Resti lì a bocca aperta, il collo all’indietro, e le spalle che piano piano si rilassano. Non c’è fretta. La guardia ti sorride, ma non ti dice niente.
Esci e giri intorno al Duomo. Il chiostro è un quadrato di marmo bianco, con colonnine gemelle e capitelli scolpiti. Un’arancia è caduta a terra, e il suo profumo si mescola a quello del muschio. Ti siedi sul bordo della fontana, e per un attimo non c’è nessuno. Solo il rumore dell’acqua che gocciola e il volo lento di un gabbiano che passa sopra la cupola.
La salita alla Rocca e lo sguardo sul golfo
Se hai fiato, sali sulla Rocca. Il sentiero parte dal centro storico, e subito si arrampica ripido tra muretti a secco e ginestre fiorite. Le gambe bruciano, ma ogni curva ti regala un pezzo di panorama. Più sali, più Cefalù diventa piccola. I tetti rossi si compattano, la cattedrale è un rettangolo perfetto, e il mare è una distesa d’argento che si perde all’orizzonte. Dopo mezz’ora arrivi in cima. I resti del castello normanno sono pochi, ma il bastione è ancora in piedi. Ti siedi su un masso, e il vento ti asciuga il sudore.

Sotto di te, la città è un presepe. Le barche dei pescatori sono ferme nel porto, e la spiaggia è una striscia dorata tra il blu del mare e il bianco delle case. Le Eolie si intravedono all’orizzonte, e la costa si perde nella foschia. Resti lassù mezz’ora, forse di più. Non conti il tempo. Un ragazzo arriva con la sua ragazza, si baciano, e poi scattano una foto. Tu no. Tu guardi e basta.
La spiaggia, il pesce e la sera sul lungomare
Scendi e vai verso la spiaggia. La sabbia è dorata, fine, e l’acqua è così limpida che vedi i pesciolini tra gli scogli del molo. Togli le scarpe e cammini sulla battigia. L’acqua è tiepida, e le onde ti lambiscono le caviglie. Ti butti, e il primo tuffo è una carezza. Nuoti lento, e davanti a te la Rocca è una parete verticale che sembra cadere in mare. I gabbiani volano bassi, e qualcuno urla dalla riva. Più tardi, esci e ti stendi sulla sabbia. Il sole ti asciuga la pelle. Chiudi gli occhi, e per un attimo non pensi a niente.
Verso sera, cerchi una trattoria vicino al porto. Le sedie sono di plastica, le tovaglie di carta, e il cameriere ti riconosce dal mattino. Ordini un piatto di pasta con le sarde. La pasta è fatta in casa, irregolare, e il condimento è un trionfo di finocchietto selvatico, uvetta e pinoli. Lo mangi piano, e ogni forchettata è un viaggio. Bevi un bicchiere di bianco, fresco come la brezza che arriva dal mare. Fuori, le barche dondolano ormeggiate, e le luci del porto si accendono.

LEGGI ANCHE -> Burro di arachidi fatto in casa, la ricetta vegana che ti cambia la colazione
LEGGI ANCHE -> Piazza Letteraria torna a Catania: il 14 giugno Piazza Scammacca diventa casa dei libri
Dopo cena, cammini sul lungomare. Le coppie si tengono per mano, i bambini giocano a pallone, e i vecchi sono seduti sulle panchine a guardare il mare. L’aria è tiepida, profumata di sale e di fiori notturni. Ti siedi sul muretto del molo, e guardi la luna che si riflette sull’acqua. Pensi che Cefalù è una città che non chiede niente. Solo che tu ti fermi. Un weekend a Cefalù ti lascia la sabbia nelle scarpe e il sapore delle sarde sulla lingua. Non è una città che devi studiare, è una città che devi vivere. Basta un tuffo, una salita sulla Rocca, una cena di pesce.
LEGGI ANCHE -> Riccione: il rumore delle ciabatte sull’asfalto al mattino presto
LEGGI ANCHE -> Giornata mondiale del Gelato al Cioccolato… ma chi lo mangia ancora? L’abbiamo chiesto alle gelaterie catanesi

