L’ondata di arte e la voglia di cinema non passano facilmente dopo il Taormina Film Festival. È vero che nei giorni clou viene raccontato tanto e quasi tutto, ma quando le luci del Teatro Antico si spengono, quello è il momento in cui bisogna catturare quali siano stati i momenti più belli vissuti in quella location, per raccontarli al meglio, come nel caso del nostro incontro con il regista e protagonista di Ti auguro ogni bene.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere Tommy Dorfman, diventata in men che non si dica una delle maggiori rappresentanti della comunità LGBTQ+ in tutto il mondo. In passato il pubblico l’ha conosciuta anche per il suo ruolo in Thirteen reason why, una delle serie cult di Netflix che è stata tradotta in italiano semplicemente con Tredici.
Negli anni i suoi lavori hanno sempre lasciato senza parole il pubblico, poi la decisione di cambiare per se stessa, trovare la propria identità ed essere la persona che tutti oggi conosciamo, la donna che era dentro di lei e che adesso sfoggia in modo fiero.

Poi, però, è arrivato il lavoro per Ti auguro ogni bene, presentato in anteprima al Taormina Film Fest come film fuori concorso e che segna l’esordio alla regia di Tommy Dorfman con Corey Fogelmanis, Alexandra Daddario, Cole Sprouse e Lena Dunham.
Inutile negare che l’incontro con Tommy Dorfman e Corey Fogelmanis è stato incredibile e al di sopra di ogni immaginazione.
Ti auguro ogni bene: debutto incredibile per Tommy Dorfman
Dimenticate Thirteen reason why, dimenticate i lavori precedenti: adesso è la regista Tommy Dorfman e il lavoro fatto con Ti auguro ogni bene è davvero pazzesco. È stata in grado di raccontare perfettamente la storia di Ben, interpretato da Corey, che nel momento in cui decide di fare coming out al penultimo anno di liceo viene allontanato dalla propria famiglia e in men che non si dica deve diventare adulto.

Costruisce una nuova vita e l’incontro con la sorella e il marito è stato rivoluzionario sotto molteplici punti di vista, perché insieme a un insegnante d’arte trova il suo posto nel mondo ed è in grado di ridefinire se stesso, trovando così il proprio spazio e il proprio modo di vivere. Un excursus che ci è stato raccontato proprio dal regista e dal protagonista attraverso un’intervista che rimarrà, almeno per noi di IcaroJournal, indimenticabile.
Nel film viene raccontato il percorso di crescita di un adolescente alla ricerca della propria identità. Che cosa ha significato per voi affrontare questa storia?
Tommy Dorfman:
Sono cresciuta nel Sud degli Stati Uniti, in un contesto che spesso rende difficile comprendere e accettare la propria identità, soprattutto quando si è una persona queer o trans.
Quando ho letto per la prima volta il libro da cui è tratto il film, mi sono immediatamente riconosciuta nel personaggio di Ben. Non avevo mai incontrato un personaggio con cui riuscissi a identificarmi così profondamente. C’era una sensibilità che mi apparteneva e che non avevo trovato né in altri libri né in altri film.

Per questo ho sentito il desiderio di realizzare un’opera che potesse offrire alle persone queer, ma anche a chi non appartiene a questa comunità, uno strumento per comprendere meglio questa esperienza e il percorso di un ragazzo che scopre la propria identità non binaria.
Nel 2026 esistono ancora ragazzi che vengono allontanati o rifiutati dalle proprie famiglie dopo aver dichiarato la propria identità. Come è possibile?
Tommy Dorfman:
Penso che spesso manchino comprensione e compassione. Purtroppo accade ancora in molti luoghi del mondo. Credo che l’arte possa svolgere un ruolo importante, perché permette di raccontare esperienze diverse e di favorire una maggiore consapevolezza. A volte sembra che si continui ad affrontare sempre le stesse discussioni senza fare veri passi avanti.
So che anche in Italia, come negli Stati Uniti, per molte persone queer e trans non è sempre semplice sentirsi accolte, rispettate e comprese. Per questo credo che il cinema e la cultura possano diventare strumenti preziosi per favorire il dialogo. Noi, come artisti, possiamo continuare a raccontare queste storie nel modo più accessibile possibile, affinché diventino occasioni di confronto e di crescita collettiva.
Nel film il rapporto con la famiglia occupa un ruolo centrale. Quanto può incidere il sostegno familiare nella vita di una persona?
Corey Sherman:
È fondamentale. Una delle cose più belle di questa storia è che mostra come sia possibile trovare sostegno anche nei momenti più difficili.

Ben attraversa situazioni dolorose, ma ha accanto persone che scelgono di ascoltarlo e di sostenerlo senza condizioni. Questo è molto importante.
Tommy Dorfman:
Nel film esistono diversi modelli di famiglia. Ci sono le famiglie biologiche, ma anche quelle che scegliamo lungo il nostro percorso. La speranza è che chiunque possa trovare qualcuno disposto ad ascoltare e a offrire supporto, che si tratti di un familiare, di un amico o di una persona incontrata nella propria comunità. Il sostegno umano resta una delle cose più importanti in assoluto.
Oggi la situazione è migliorata rispetto al passato?
Tommy Dorfman:
Non credo che tutto sia necessariamente migliorato. Tuttavia oggi esistono strumenti che prima non avevamo. Grazie a internet è possibile trovare una comunità anche vivendo in una piccola città. Molte persone possono sentirsi meno sole e avere accesso a risorse che un tempo sarebbero state irraggiungibili.
Per questo ero molto felice all’idea che il film potesse essere distribuito anche in altri Paesi e in altre lingue. Le storie diventano davvero utili quando riescono a raggiungere il maggior numero possibile di persone.

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Quanto è importante presentare un film come questo al Taormina Film Fest?
Tommy Dorfman:
È molto importante essere qui fisicamente e poter incontrare il pubblico. Presentare il film durante il Pride Month e in un luogo simbolico come Taormina assume un significato particolare. Credo che il dialogo sull’identità e sull’inclusione sia ancora necessario e che il cinema possa contribuire a costruire comprensione.
Le persone queer e trans sono sempre esistite. Non si tratta di concetti nuovi, ma di realtà che fanno parte della storia umana da sempre. Se questo film riuscirà anche solo ad aiutare qualcuno a guardare queste tematiche con maggiore apertura, allora avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti.
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