La strada è un nastro di asfalto che si arrampica tra ulivi e pini marittimi. A un certo punto, il profumo cambia. Non c’è più solo il sale: arriva un odore dolce, agrumato, che si mescola alla brezza. È la zagara. E quando la senti, sai che sei vicino.
Poi la costa si apre e la baia è lì, una striscia di ciottoli bianchi incastonata tra falesie altissime. Due faraglioni di roccia calcarea emergono dal mare come custodi. L’acqua è di un colore che non hai mai visto: turchese e smeraldo insieme, così limpida che puoi contare i sassi del fondo.
Quel profumo che ti guida alla Baia delle Zagare
Scendi verso la riva. I ciottoli bianchi sono levigati dal mare, e il sole li rende abbaglianti. Togli le scarpe, e i sassi scricchiolano sotto i piedi. Il profumo della zagara è ancora lì, mescolato a quello della salsedine, e ti accompagna fino all’acqua. Entri piano, e il mare è così tiepido che sembra una carezza. Nuoti verso i faraglioni, e ogni bracciata ti allontana dalla riva.
L’acqua cambia colore: più ti avvicini alle rocce, più diventa profonda, quasi blu notte. Galleggi in silenzio, e i faraglioni ti sovrastano come guardiani immobili. Per un attimo non c’è nessun altro. Solo il rumore delle onde che si infrangono contro la roccia, e il profumo agrumato che arriva dalla costa.
L’odore che resta a fine viaggio…
Risali verso la macchina. I piedi sono ancora bagnati, e la pelle sa di sale. Ma il profumo della zagara ti segue fino alla strada, come un saluto. Non hai fatto niente di speciale: solo un bagno in una baia. Ma è bastato.

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Non c’è bisogno di descrivere la bellezza di questo posto. Perché quando sei lì, immerso in quel blu, con quel profumo che ti entra nei pori, capisci che certi luoghi non si possono raccontare. Si possono solo abitare. E questo posto, fatto di ciottoli bianchi e faraglioni e odore di zagara, è uno di quelli che ti rimane dentro anche quando sei già lontano.
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