La strada per arrivarci non è asfaltata. Non ha cartelli, non ha indicazioni. È una striscia di terra bianca che si perde tra la macchia mediterranea, e se non sai dove stai andando, la puoi facilmente perdere. Ma è così che devono essere i posti veramente belli: un po’ difficili da trovare, un po’ scomodi da raggiungere. Come un segreto che la terra custodisce e che rivela solo a chi è disposto a cercarlo.
Lascio la macchina dove finisce l’asfalto, e comincio a camminare. Il sentiero è bianco, polveroso, e la macchia mediterranea è così fitta che a tratti sembra di camminare dentro un tunnel verde. Il profumo dell’elicriso si mescola a quello del mirto e del rosmarino selvatico.
Ogni tanto, tra i cespugli, spunta una palma nana, e le rocce che affiorano dal terreno si fanno sempre più chiare. Più vado avanti, più il paesaggio diventa lunare, e il silenzio si fa assoluto. Solo il rumore dei miei passi sulla terra battuta e il canto lontano di un uccello.
La scogliera che sembra neve a Punta Bianca
Poi il sentiero si apre, e Punta Bianca mi appare davanti. È una distesa di roccia bianca che si tuffa nel mare, levigata dal vento e dall’acqua come un gigante di pietra che ha deciso di sdraiarsi sulla costa. La roccia è così bianca che sotto il sole abbaglia, e sembra di essere finiti in un paesaggio lunare. Sotto di me, il mare ha un colore che non ho mai visto: un turchese che si schiarisce fino a diventare quasi trasparente, come se qualcuno avesse mescolato l’azzurro con il latte. Le onde si infrangono piano sulla scogliera, e il rumore è una musica lenta, quasi ipnotica.

Scendo con cautela verso la prima caletta. La roccia è scivolosa, e i piedi cercano appigli tra le crepe. Ogni caletta è una stanza segreta, protetta dagli sguardi e dal vento, un piccolo mondo a sé che il mare ha scolpito nella pietra. L’acqua è così limpida che quando entro, i miei piedi sembrano galleggiare nel vuoto. Mi immergo, e il primo tuffo è una carezza fredda che mi sveglia la pelle. Nuoto lento, e intorno a me il silenzio è rotto solo dal rumore del mio respiro e dal movimento dei pesci che si nascondono tra le rocce. Resto a galla, e per un attimo non c’è nient’altro. Solo il bianco della scogliera, il blu del mare, e il caldo del sole che mi asciuga la schiena.
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Quando il sole comincia a calare, la luce si fa dorata. La roccia bianca si accende di riflessi caldi, e il mare diventa un tappeto d’argento che si perde all’orizzonte. Risalgo il sentiero con i capelli ancora umidi, la pelle unta di sale, e una strana sensazione di pace che non sentivo da tempo. Non ho fatto niente di speciale: solo un bagno in un posto che non conoscevo. Ma è bastato.
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