Sunday, 5 July 2026
Cinema

L’Odissea di Nolan è già stata condannata | Il problema è che nessuno l’ha ancora vista

L'Odissea di Nolan film - IcaroJournal

C’è un’abitudine che il pubblico sembra non riuscire ad abbandonare: giudicare un film molto prima che arrivi in sala. Come si dice? “Mai giudicare un libro dalla copertina”? Facile a dirlo, ma difficile a metterlo in pratica. Succede in ogni contesto: letteratura, teatro, luoghi di lavoro, comitive e anche al cinema. L’ennesima “vittima” del pregiudizio è “L’Odissea” di Christopher Nolan. film in uscita nelle sale il prossimo 16 Luglio e nuovo adattamento cinematografico dell’opera di Omero

È successo decine di volte e sta succedendo ancora con L’Odissea di Christopher Nolan, già dalle prime informazioni che hanno iniziato a circolare in rete (cast, foto, ecc.). Bastano una foto dal set, un costume, un nome nel cast o una scelta estetica per decretare, con sorprendente sicurezza, che sarà un fallimento, un tradimento del poema o addirittura una “porcheria”. Tutto rigorosamente senza aver visto un solo fotogramma del film finito.

Le critiche, ormai, sono sempre le stesse. C’è chi sostiene che il casting sia completamente sbagliato: chi si lamenta perché alcuni costumi non sarebbero storicamente accurati e chi è convinto che Nolan “snaturerà” Omero. E poi c’è la categoria forse più rumorosa: quella dei sedicenti esperti di cinema che, con il classico sorrisetto di superiorità, sembrano aver già emesso la sentenza definitiva.

L'Odissea di Nolan film - IcaroJournal
L’Odissea di Nolan film – IcaroJournal

LOdissea di Nolan: l’era del giudizio immediato

Il punto, però, è un altro. Un film non si giudica prima di essere visto. Sembra un concetto banale, eppure oggi è diventato quasi rivoluzionario. Forse è uno degli effetti più evidenti dell’era di Internet.

Viviamo in un’epoca in cui tutto deve essere immediato. Vogliamo sapere tutto prima degli altri, formulare un’opinione prima ancora di avere gli elementi per farlo, partecipare alla discussione quando il film non è ancora uscito, quando il libro non è ancora stato letto, quando il videogioco non è ancora stato giocato.

Il marketing moderno, poi, alimenta perfettamente questo meccanismo. Teaser, foto dal set, leak e indiscrezioni vengono distribuiti per mesi con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione del pubblico. Fa parte del gioco. Il problema nasce quando si confonde il marketing con l’opera. Quando una fotografia diventa una recensione, un costume una sentenza e un casting la prova definitiva che un film sarà un disastro. Così facendo ci stiamo togliendo una delle cose più belle che il cinema possa offrire: la scoperta.

L'Odissea di Nolan film - IcaroJournal
L’Odissea di Nolan film – IcaroJournal

L’attesa è diventata un fastidio, mentre dovrebbe essere parte dell’esperienza. Ci siamo abituati a consumare le opere ancora prima che esistano davvero, sostituendo la curiosità con il pregiudizio e la visione con l’algoritmo dei social, che premia sempre il giudizio più estremo perché genera più discussione.

I classici greci non immobili

Ancora più curioso è il discorso sulla fedeltà al poema. Ogni volta che viene annunciato un adattamento di un grande classico nasce inevitabilmente qualcuno che pretende una trasposizione parola per parola, scena per scena, come se fosse quella l’unica forma possibile di rispetto verso l’opera originale. Ma la storia della letteratura racconta esattamente il contrario.

L’Odissea non è mai stata un testo immobile. È stata raccontata, reinterpretata, modificata e adattata per oltre duemila anni. Ogni epoca l’ha letta attraverso la propria sensibilità, il proprio linguaggio e le proprie esigenze culturali. È esattamente così che i grandi miti continuano a vivere.

Italo Calvino scriveva che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. È una frase che spiega perfettamente perché opere come l’Odissea continuino a essere raccontate ancora oggi. Se un classico non smette mai di parlare alle generazioni successive, significa anche che ogni generazione sentirà il bisogno di rileggerlo attraverso il proprio sguardo.

Perché L’Odissea di Nolan merita una possibilità?

Ed è proprio per questo che la visione di Christopher Nolan merita, almeno, una possibilità. Non perché il suo nome lo renda immune dalle critiche. Non perché ogni suo film sia automaticamente un capolavoro. Ma perché, nel corso della sua carriera, ha dimostrato di affrontare il cinema con un’ambizione rara. Ha scelto spesso di confrontarsi con storie complesse senza rinunciare a parlare al grande pubblico, sperimentando con la narrazione, con il tempo, con la memoria e con personaggi attraversati da conflitti morali profondi. Si possono amare o detestare i suoi film, ma difficilmente gli si può negare una precisa identità autoriale.

L'Odissea di Nolan film - IcaroJournal
L’Odissea di Nolan film – IcaroJournal

E forse è proprio questa la ragione per cui uno studio affida un’opera come l’Odissea a un regista come lui. Se davvero l’obiettivo fosse realizzare una trasposizione che si limitasse a illustrare il poema senza interpretarlo, non ci sarebbe bisogno di Christopher Nolan. Né di qualunque altro autore con una forte identità. Si prenderebbe un testo, lo si metterebbe in immagini e basta. Ma l’arte non funziona così.

Quando si sceglie un autore, lo si sceglie proprio perché possa aggiungere qualcosa all’opera. Perché la guardi attraverso la propria sensibilità, la propria esperienza e il proprio linguaggio cinematografico. È questo il senso di un adattamento: non copiare, ma dialogare con il materiale originale.

Sarà la sua interpretazione dell’Odissea. Una prospettiva autoriale, come ce ne sono state molte altre nella storia del teatro, della letteratura e del cinema. Potrà convincere oppure no, ma merita di essere giudicata per ciò che sarà sullo schermo, non per ciò che oggi immaginiamo possa essere.

Il problema non è il film, ma il pregiudizio

Il film potrà essere un capolavoro oppure una delusione. Potrà avere problemi di ritmo, di scrittura, di sviluppo dei personaggi o di costruzione narrativa. Se dovrà essere criticato, che venga criticato per quello che realmente sarà. Non perché un attore “non ha la faccia giusta”. Non perché un’armatura non corrisponde all’immaginario personale di qualcuno. Non perché un costume visto in una fotografia rubata non coincide con quello che ci si era immaginati leggendo il poema.

Ed è curioso che proprio chi accusa Nolan di voler tradire Omero finisca per tradire il principio più importante di qualsiasi giudizio critico: osservare l’opera prima di valutarla.

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Il cinema ha sempre reinterpretato i classici: Shakespeare, Dante, Re Artù, Robin Hood, Dracula, Frankenstein e lo stesso Ulisse sono arrivati fino a noi proprio perché ogni epoca ha avuto il coraggio di raccontarli con uno sguardo diverso. Pretendere che un’opera del XXI secolo sia la copia perfetta di un testo nato quasi tremila anni fa significa non aver capito come funzionano i miti. I miti non sopravvivono perché restano identici. Sopravvivono perché continuano a cambiare.

Quando L’Odissea di Nolan arriverà nelle sale (il 16 Luglio), ci sarà tutto il diritto di amarla, odiarla, criticarla o considerarla un fallimento. Ma almeno dopo averla vista. Farlo ora senza che nessuno lo abbia visto (tranne chi ci ha lavorato) porta a scivolare sul pregiudizio, come fanno i personaggi dei cartoni animati con la buccia di banana. Ma si può scansare la buccia, andando oltre essa. Bene, si può fare anche con il pregiudizio.

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Giorgio Maria Aloi

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