Da Netflix a Ferrari, Tommaso Basili intervista esclusiva: «Ogni set è una nuova sfida, non si smette mai di imparare»
Da poco si è concluso il Caltagirone Short Film Fest e tra gli ospiti di spicco troviamo proprio Tommaso Basili, uno degli attori italiani che il mondo intero ci invidia.
Nel corso degli anni l’attore ha avuto modo di mettersi in gioco nell’interpretazione di numerosi personaggi, sia per quanto riguarda le serie TV che il cinema.
Molti di voi probabilmente lo ricorderanno per la partecipazione al film Quattro metà, produzione Netflix, dove interpretava Alberto. Un film dal cast eccezionale, nel quale, oltre a Basili, troviamo Matilde Gioli, Giuseppe Maggio, Ilenia Pastorelli e anche Matteo Martari.
Tra le sue collaborazioni, poi, troviamo anche quelle con Che Dio ci aiuti e Viola come il mare, nella prima edizione, un passaggio anche in Don Matteo e Doc – Nelle tue mani e poi il ruolo in una delle serie TV più amate di casa Rai. Stiamo parlando de Il Paradiso delle Signore, dove vestiva i panni di Ennio Palazzi, nonché ex spasimante di Clelia.
Successivamente sono arrivate collaborazioni internazionali di altissimo calibro, come nel caso di Here After – L’aldilà, il film La Dolce Villa, dove figura anche Violante Placido, interamente girato in Italia, nel cuore della Toscana, un episodio di Martin Scorsese Presents: The Saints e, nel 2020, l’ingresso nel cast della serie Netflix L’Impero Ottomano.

Tommaso Basili intervista esclusiva – IcaroJournal
Dopo Diavoli, altra serie che vede la collaborazione tra produzioni americane e italiane con Alessandro Borghi protagonista e Patrick Dempsey, con quest’ultimo si ritroverà su un altro set cinematografico molto importante. Stiamo parlando del film Ferrari, arrivato nei cinema nel 2023. Un’altra produzione cinematografica dal cast eccezionale, con Shailene Woodley, Penélope Cruz e AdamDriver nei panni di Enzo Ferrari. Tommaso Basili, invece, interpreta l’avvocato Gianni Agnelli.
Proprio in concomitanza con il Caltagirone Short Film Fest, abbiamo avuto modo di intervistare Tommaso Basili, che ha parlato della sua carriera a 360 gradi, della grande passione che gli ha permesso di diventare uno degli attori italiani più apprezzati anche all’estero e di costruire un percorso ricco di collaborazioni di prestigio.
Ti è stato recentemente consegnato il Premio Cinema Senza Confini. Quanto è stato importante per te essere presente a una manifestazione come il Caltagirone Short FilmFest?
«È stato un grande onore ricevere questo riconoscimento. Sono davvero grato per l’invito. Purtroppo ho potuto fermarmi soltanto un giorno perché avevo altri impegni che mi hanno portato subito altrove. Mi sarebbe piaciuto rimanere qualche giorno in più, anche perché la Sicilia è una terra che amo molto. Ho vissuto questo premio con grande entusiasmo, emozione e gratitudine».
La tua filmografia è molto ampia. Com’è stato interpretare l’avvocato Giovanni Agnelli in Ferrari, il film diretto da Michael Mann e arrivato nelle sale nel 2023?
«Ferrari è stata un’esperienza speciale. Interpretare un personaggio come Giovanni Agnelli significa confrontarsi con una figura che, per l’Italia, è ancora oggi molto presente nell’immaginario collettivo. È un personaggio iconico, più grande della vita stessa, e per questo ho vissuto quel ruolo come una grande responsabilità.

Tommaso Basili intervista esclusiva – IcaroJournal
Già solo avere l’opportunità di sedermi accanto a Michael Mann, sostenere un provino e leggere il copione insieme a lui è stato un regalo. Credo che un film del genere, girato in Italia, abbia dato anche a noi attori italiani la possibilità di entrare in una produzione internazionale di quel livello. Sono convinto che, se Michael Mann avesse cercato un interprete per Agnelli esclusivamente negli Stati Uniti, probabilmente io non avrei mai avuto quella possibilità. Il fatto di essere italiano, di vivere a Roma e che il casting si sia svolto qui ha sicuramente giocato a mio favore».
Condividi, almeno in parte, la riflessione di Pierfrancesco Favino sull’impiego di attori stranieri nei ruoli italiani?
«Sì, la condivido solo in parte. Nel film gli attori italiani c’erano e Michael Mann non ha certo escluso il talento italiano. Quando realizzi una produzione da oltre 120 milioni di dollari destinata al mercato internazionale, però, è inevitabile scegliere un protagonista che abbia una forte riconoscibilità mondiale. Parliamo di Adam Driver: sono dinamiche produttive che vanno oltre il semplice talento».
Tra i tuoi lavori più importanti c’è anche Rise of Empires: Ottoman, produzione originale Netflix. Com’è stato entrare a far parte di un progetto di questo livello?
«Per me è stata una tappa fondamentale. Parliamo del 2018, quando Netflix rappresentava già un traguardo importantissimo. Interpretare Costantino XI Paleologo è stata una grande responsabilità. Il protagonista della storia era Mehmed II, mentre io interpretavo il suo antagonista, l’ultimo imperatore dell’Impero Bizantino. È stata una delle esperienze più belle della mia carriera.
Mi ha insegnato tantissimo. Era una produzione internazionale con un’organizzazione completamente diversa rispetto a quelle a cui ero abituato. Confrontarmi con professionisti provenienti da Paesi diversi è stata una palestra straordinaria, sia dal punto di vista professionale sia umano».
Dopo questa esperienza sei arrivato anche in fiction italiane molto amate dal pubblico, come Doc – Nelle tue mani, Che Dio ci aiuti, Don Matteo e Viola come il mare. Proprio a proposito di quest’ultima, Can Yaman ha recentemente parlato delle differenze tra il modo di lavorare in Turchia e quello italiano. È davvero così?
«Ho letto le sue dichiarazioni. Posso parlare della Turchia, dove ho lavorato più volte. Lì sono delle vere e proprie macchine da guerra. Producono a ritmi impressionanti. Gli attori turchi mi raccontavano di giornate estenuanti. Quando giravamo Rise of Empires, scherzavano dicendo che per loro fosse quasi una vacanza, perché lavoravamo otto o nove ore al giorno. In Turchia, invece, spesso si lavora molte più ore consecutive».
Quindi i ritmi produttivi sono realmente molto diversi?
«Assolutamente sì. In una settimana riescono a produrre quello che noi realizziamo in tre. Poi bisogna anche chiedersi quanto questo sia sostenibile per gli attori. Non voglio fare una polemica al contrario: tutto ha un prezzo. Sono due modelli produttivi completamente differenti».
Tra le fiction italiane alle quali hai preso parte c’è anche Il Paradiso delle Signore, dove interpretavi Ennio, marito di Clelia. Se arrivasse la proposta di un cameo, accetteresti?
«Assolutamente sì. Perché no? Mi farebbe molto piacere. Come attore cerco sempre nuove sfide, ma questo non significa rinnegare il passato. Tornare in un progetto a cui il pubblico è ancora così affezionato sarebbe davvero bello».
Oggi il cast è cambiato quasi completamente rispetto a quando eri nella serie.
«Davvero? Quando c’ero io ricordo Giorgio Lupano, Enrica Pintore e tanti altri volti. È normale che in una serie così longeva il cast cambi nel tempo. Proprio per questo sarebbe curioso tornare e ritrovare un ambiente completamente diverso».
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Parliamo anche di Odio il Natale. Molti spettatori speravano in una terza stagione. Anche tu?
«Assolutamente sì. Me lo sono chiesto anch’io. Ho trovato quella serie molto riuscita, con un cast davvero forte. Mi dispiace che non sia andata avanti perché, secondo me, aveva ancora tanto da raccontare».
Guardando la tua carriera colpisce come tu alterni cinema, fiction italiane e produzioni internazionali. È una scelta precisa?
«Cerco semplicemente le storie che mi stimolano. Non faccio differenza tra cinema, televisione o piattaforme. Quello che conta è il personaggio, il regista, la qualità del progetto e la possibilità di crescere come attore».
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