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La cura delle strutture per la tutela della salute: il cantiere dell’Officina della Sanità Siciliana

Last Updated: 03.11.2026By

Spostare il baricentro dell’amministrazione sanitaria dalle urgenze contabili alla garanzia costituzionale dei percorsi di cura, superando la logica della gestione emergenziale per restituire centralità analitica e dignità alla persona che richiede assistenza.

Durante la tappa catanese del percorso partecipato intitolato “L’Officina della Sanità Siciliana – Costruiamo la sanità che vogliamo“, l’ex assessore regionale e magistrato Massimo Russo ha delineato la direttrice d’attacco per una riforma strutturale del sistema sanitario dell’Isola.

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L’iniziativa, promossa per superare l’attuale blocco gestionale attraverso nove macro-aree di lavoro, punta a raccogliere le istanze trasversali di chi opera sul campo e degli utenti per presentare, a dicembre, una articolata lettera-appello indirizzata ai vertici della Regione Siciliana, fondata sul principio che il cittadino debba trovare accoglienza, gentilezza ed efficienza.

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La crisi strutturale dei LEA e il blocco delle prestazioni

Al centro della riflessione emersa nel capoluogo etneo vi è la denuncia dell’assenza di una programmazione strategica a lungo termine, fattore che alimenta l’allungamento estenuante delle liste d’attesa e il fenomeno della rinuncia alle cure. I rilievi condotti dall’Istat fotografano un’emergenza di sistema: la Sicilia si attesta al terzultimo posto nazionale nel monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza con un punteggio di 49, soffrendo la paralisi della performance ospedaliera legata al depauperamento degli organici, specie nelle aree periferiche e nei reparti di emergenza, e a turni di lavoro insostenibili.

A questo quadro si sommano la mobilità sanitaria e i viaggi della speranza che spingono i pazienti a cercare fuori dall’Isola cure da parte di specialisti spesso formatisi proprio negli atenei siciliani. I dati sulla mortalità indicano che nell’Isola si muore prima rispetto ad altre regioni, mentre quasi il 9% dei cittadini rinuncia alle prestazioni principalmente per i tempi di attesa (6,5%) o per l’incidenza dei costi (5,2%).

“Questa è una sfida democratica per riportare al centro il tema della salute — ha spiegato Russo —. L’Officina nasce per unire chi cura e chi è curato, mettendo insieme sanità pubblica, privato accreditato, università, terzo settore e associazioni dei malati per eliminare gli sprechi ed evitare tagli alle prestazioni”.

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Prevenzione, prossimità e il contributo del terzo settore

Sul versante organizzativo, il coordinatore dell’Officina della Sanità Massimo Caruso ha posto l’accento sulla necessità di definire un assetto programmatico chiaro dopo la bocciatura della bozza da parte del Ministero della Salute avvenuta a marzo 2026, richiamando l’insegnamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla garanzia dell’accesso universale alle cure.

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Il confronto ha infine recepito il contributo dell’associazionismo attraverso la testimonianza di Rosalinda Marino, presidente di MARIS ODV, concentrata sui bisogni dei minori affetti da patologie reumatiche pediatriche:

“Per questi giovani occorre costruire percorsi di presa in carico integrati e multidisciplinari, capaci di connettere ospedale, territorio, scuola e servizi sociali, per ridurre le disuguaglianze”.