Il Parco Archeologico della Neapolis, a Siracusa, è un luogo che non ha mai smesso di parlare. Le sue pietre hanno ascoltato le preghiere dei greci, le grida dei prigionieri, i sussurri dei pellegrini. Ma tra tutti i suoi spazi, ce n’è uno che sembra custodire il segreto del tempo stesso: l’Orecchio di Dionisio.
Non è una grotta come le altre. È una ferita nella roccia, un corridoio di pietra alto ventitré metri, dove ogni parola si moltiplica e rimbalza fino a diventare eco. I prigionieri di Dionisio, si dice, venivano rinchiusi qui, e il tiranno ascoltava i loro piani dalle fessure della roccia.
Ma non è solo la storia a renderlo speciale. È il fatto che, dopo duemila anni, questa cavità di pietra è ancora capace di ascoltare. E di restituire.
Un evento nel cuore di Siracusa: L’Orecchio di Dionisio
Non tutti gli spazi attraversano il tempo allo stesso modo. Alcuni si svuotano di significato, diventano ruderi muti. Altri, invece, continuano a parlare all’uomo anche dopo secoli. L’Orecchio di Dionisio è uno di questi. E non è un caso che la nuova tappa di “Spazi di vita” approdi proprio qui. Il progetto, promosso da ACTO Sicilia e edito da Algra, nasce da una constatazione concreta: chi affronta una malattia oncologica trascorre una parte importante della propria vita in ospedale. E quegli spazi, le sale d’attesa, i corridoi, le stanze di degenza, non sono semplici contenitori della terapia. Sono ambienti capaci di incidere sulla qualità della cura.

Da questa intuizione, la direttrice dell’UOC Oncologia Medica Cannizzaro Giusy Scandurra e l’architetto Giuseppe Scannella hanno costruito un progetto che è anche un libro. “Spazi di vita” è un inno alla vita, come lo definisce Scandurra. Non è un manuale di architettura, e non è un trattato di medicina. È una riflessione sul fatto che gli spazi del dolore possono diventare spazi di cura, se progettati con attenzione. Con la collaborazione dell’ingegnere Vincenzo Udine e il supporto di Astrazeneca, il progetto è diventato realtà all’interno del Cannizzaro. Oggi viene raccontato e condiviso ben oltre i confini dell’ospedale. Perché la cura non è solo una questione di terapie. È anche una questione di luce, di aria, di silenzio.
Il dialogo tra la pietra e la vita
Domenica 28 giugno, alle 18, l’Orecchio di Dionisio non sarà solo una cornice. Sarà parte del racconto. La presentazione siracusana è costruita attorno al tema della continuità. Bambini e adulti, medicina e architettura, città e territorio accompagneranno una riflessione sul tempo che trasforma i luoghi e sui luoghi che continuano a parlare alle persone. Perché l’Orecchio di Dionisio è una cavità di pietra, ma è anche uno spazio che per secoli è stato abitato da voci umane. E quelle voci, oggi, si intrecciano con le parole di chi lotta contro il cancro all’ovaio, con le storie di pazienti e familiari che ACTO Sicilia riunisce in una rete fitta di supporto e condivisione.
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Insieme agli autori Scandurra e Scannella, interverranno Biagio Bisignani, Maurizio Erbicella, Mattia Putzo, Vincenzo Udine e Anna Maria Motta, presidente di ACTO Sicilia. L’appuntamento è aperto al pubblico. Perché la riflessione sugli spazi e sul tempo non è solo un discorso per addetti ai lavori. È un tema che tocca tutti, chi ha vissuto la malattia in prima persona, chi l’ha accompagnata, chi ancora deve affrontarla. È una conversazione che inizia in una grotta di duemila anni fa, ma che parla al presente con la forza di un’eco che non si spegne mai.

L’Orecchio di Dionisio ti ascolta, e ti restituisce le tue parole moltiplicate. E forse, in questo gioco di suoni che rimbalzano tra le pareti di roccia, c’è una verità che vale per tutti gli spazi della vita: ciò che diciamo, ciò che facciamo, ciò che progettiamo continua a risuonare. Anche dopo secoli. Anche dopo che la voce si è spenta.
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