Wednesday, 24 June 2026
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Maxiprocesso, a Palermo i faldoni diventano memoria visiva nelle fotografie di Maria D. Rapicavoli

Maxi processo spettacolo - IcaroJournal

Ci sono carte che non sono mai soltanto carte. Ci sono faldoni che, anche a distanza di quarant’anni, continuano a pesare come pietre dentro la storia di un Paese. Il Maxiprocesso appartiene a questa categoria: non è solo un capitolo giudiziario, non è solo una pagina della lotta alla mafia, ma uno spartiacque civile, umano, istituzionale. Un prima e un dopo che l’Italia non può permettersi di archiviare.

Venerdì 26 giugno 2026, dalle ore 17.00, il Palazzo di Giustizia di Palermo accoglierà il progetto MAXIPROCESSO, promosso dal Museo Civico di Castelbuono. Al centro dell’iniziativa ci saranno trenta opere della serie fotografica dell’artista Maria D. Rapicavoli, dedicate proprio ai faldoni del Maxiprocesso, esposte in una installazione progettata dallo studio di architettura Supervoid.

Un lavoro che entra in un luogo simbolico, forse il più giusto per restituire forza a quelle immagini. Perché il Palazzo di Giustizia di Palermo non è una cornice neutra, ma uno spazio che porta addosso il peso della memoria, della responsabilità e della lotta quotidiana contro Cosa Nostra.

Il progetto è curato da Laura Barreca e Giovanna Fiume ed è stato condiviso e promosso da Antonio Balsamo, presidente della Corte d’Appello di Palermo, e da Alessandra Camassa, presidente del Tribunale di Trapani.

I faldoni del Maxiprocesso diventano opera, ma senza perdere la loro verità

Il progetto nasce nel quarantesimo anniversario della celebrazione del Maxiprocesso, avvenuto tra il 1986 e il 2026, con una necessità precisa: riaffermare il valore della memoria attraverso le istituzioni culturali e l’arte contemporanea. Non per trasformare la storia in qualcosa di distante o museale, ma per riportarla davanti agli occhi, renderla visibile, fisica, ancora interrogante.

Le fotografie di Maria D. Rapicavoli hanno ritratto i faldoni del Maxiprocesso, restituendo un’immagine monumentale e documentale di quell’immenso lavoro istruttorio condotto dal pool antimafia coordinato da Giovanni Falcone. Dentro quelle carte ci sono dati, verbali degli interrogatori dei collaboratori di giustizia, intercettazioni, documenti sulle attività di Cosa Nostra. C’è la fatica investigativa, c’è il metodo, c’è la costruzione paziente di una verità giudiziaria che ha cambiato il modo di leggere la mafia.

L’arte, in questo caso, non interviene per abbellire. Non addolcisce, non semplifica, non cerca una scorciatoia emotiva. Piuttosto, mette il pubblico davanti alla materia concreta della memoria: faldoni, archivi, tracce, prove. Tutto ciò che spesso viene immaginato come freddo apparato burocratico qui diventa corpo visivo di una storia collettiva.

È proprio questo il punto più forte del progetto: ricordare che dietro ogni processo, dietro ogni sentenza, dietro ogni ricostruzione giudiziaria, esiste un lavoro enorme, fatto di precisione, rischio, ostinazione e responsabilità.

Dal Palazzo di Giustizia al Museo Civico di Castelbuono: una memoria che non deve restare in deposito

L’installazione fotografica sarà visibile dal 26 giugno al 30 settembre 2026 al primo piano del Palazzo di Giustizia di Palermo e successivamente sarà esposta al Museo Civico di Castelbuono. Le trenta fotografie, nel loro display, entreranno nella collezione permanente del Museo Civico.

Ma l’opera non è destinata a fermarsi. Il Museo Civico ha assunto un impegno preciso: fare in modo che questo lavoro non vada mai in deposito. Una dichiarazione che ha un valore quasi politico, oltre che culturale. Perché anche la memoria, quando viene chiusa in un archivio senza più essere attraversata, rischia di perdere forza. Il viaggio dell’opera prevede infatti nuove tappe, tra cui il Tribunale di Trapani e altri luoghi in Italia e all’estero.

Il progetto MAXIPROCESSO è sostenuto da Strategia Fotografia 2025, commissionato dal Museo Civico di Castelbuono e realizzato con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Ha inoltre il patrocinio dell’Associazione Nazionale Magistrati, Sezione Distrettuale di Palermo, della Corte d’Appello di Palermo, del Tribunale di Trapani, dell’Università degli Studi di Palermo, DEMS, con la media partnership di DIECIMEDIA.

Accanto all’installazione, il programma promosso dal Museo Civico di Castelbuono prevede incontri pubblici, coinvolgimento delle scuole, interviste ai protagonisti delle vicende, attività espositive e una campagna di comunicazione online. Un percorso pensato per restituire il significato storico, giuridico e sociale del Maxiprocesso non come memoria immobile, ma come materia viva del presente.

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A completare il progetto sarà anche un volume edito da Lenz, che raccoglierà le 360 fotografie della serie MAXIPROCESSO di Maria D. Rapicavoli, con testi di Laura Barreca, Naor Ben-Yehoyada, Giovanna Fiume, Gabi Scardi, Jane e Peter Schneider.

Palermo, dunque, si prepara ad accogliere un lavoro che non chiede soltanto di essere guardato. Chiede di essere compreso, attraversato, riconosciuto. Perché il Maxiprocesso non appartiene soltanto ai tribunali o agli studiosi, ma alla coscienza civile di un Paese intero. E quei faldoni, fotografati uno dopo l’altro, ricordano ancora oggi che la giustizia non nasce dal nulla: si costruisce, pagina dopo pagina, anche quando il peso della verità sembra insostenibile.

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