Cinquant’anni dopo la tragica uccisione dei quattro adolescenti di San Cristoforo, Catania si è ritrovata davanti a una delle ferite più profonde della sua storia recente. Una ferita che non può rimanere soltanto ricordo, ma che oggi diventa impegno, presenza sul territorio e responsabilità condivisa nei confronti dei bambini e dei ragazzi che crescono nei quartieri più fragili della città.
Si è tenuto alla Città dei Ragazzi, in via Gramignani 128, l’evento “Memoria che diventa Responsabilità”, promosso dal Patto Educativo Territoriale e di Sviluppo Sociale della Comunità di San Cristoforo, in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dei quattro giovani vittime di mafia, conosciuti come i “4 Picciriddi”, e del primo anniversario della sottoscrizione del Patto Educativo di Comunità.
Un appuntamento dal forte valore civile, ospitato in un luogo che da tempo rappresenta un presidio educativo e sociale per il quartiere. Non è un caso, quindi, che proprio da qui sia stato rilanciato un messaggio chiaro: mai più bambini lasciati soli.
A dare ulteriore valore all’iniziativa è stato anche il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica, prestigioso riconoscimento assegnato per l’alto significato sociale, educativo e culturale del progetto. Un segnale importante, che conferma quanto la memoria dei quattro “Picciriddi” non appartenga soltanto a San Cristoforo, ma a tutta la comunità catanese.
Una giornata tra istituzioni, arte, scuola e comunità
La giornata ha preso il via alle 9.00 con i saluti istituzionali e gli interventi delle autorità civili, religiose e militari. Tra i presenti anche l’onorevole Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e presidente della Fondazione Federico II, ed Enrico Trantino, sindaco di Catania.
Nel corso della mattinata è stato inaugurato il murale “Siamo solo Picciriddi”, realizzato dall’Associazione We Catania con il contributo della Fondazione Federico II. Un’opera pensata per restare, per parlare ogni giorno a chi attraversa quei luoghi e ricordare che dietro ogni nome, ogni storia e ogni tragedia ci sono bambini, sogni interrotti e vite che avrebbero dovuto avere un futuro.
Insieme al murale è stato inaugurato anche il “Muro del Piatto”, installazione collettiva curata dalla stessa associazione, alla cui realizzazione hanno contribuito istituzioni, realtà del territorio, artisti e cittadini. Un lavoro corale che racconta bene il senso dell’intera iniziativa: nessuno può costruire da solo, ma ognuno può fare la propria parte.
Nel corso della mattinata si sono alternati momenti di riflessione, testimonianza e partecipazione. I giovani dell’Istituto Penale per i Minorenni di Acireale sono stati protagonisti di un’esibizione musicale, mentre gli chef di Ristoworld hanno realizzato dal vivo una torta, simbolo di memoria, condivisione e comunità.
Dalla memoria alla responsabilità quotidiana
Spazio anche ai più piccoli e alle famiglie, con laboratori creativi, attività ambientali e momenti informativi animati da numerose realtà del territorio, tra cui la Città dei Ragazzi, Fucina Sikula, WWF Sicilia Nord Orientale, 350 Sicilia, l’Asp di Catania e il Consorzio GEMA. Tra gli ospiti della giornata anche la make-up artist Martin Fu.
I partecipanti hanno inoltre potuto visitare la mostra “Fare Cose” dell’artista Alfredo Pirri, ospitata presso la Fondazione Brodbeck e curata da Cesare Biasini Selvaggi e Gianluca Collica.

Il pomeriggio è stato invece dedicato allo sport come strumento di educazione, inclusione e aggregazione sociale, con un torneo di calcio tra le squadre Villaggio Sant’Agata 2016 e Città dei Ragazzi. A seguire, spazio agli spettacoli teatrali e di danza dei bambini e dei ragazzi della Città dei Ragazzi, fino al concerto del gruppo I Pani e Cipudda, che ha portato in scena musiche, canti e racconti della tradizione siciliana.
LEGGI ANCHE -> Francesco Buzzurro porta la sua orchestra a sei corde nel chiostro Santa Maria di Gesù
LEGGI ANCHE -> A Librino si apre la Porta della Bellezza, Anna Pennisi celebra arte e futuro per i bambini del quartiere
“Memoria che diventa Responsabilità” non è stata soltanto una giornata commemorativa. È stata un modo per ribadire che il dolore, quando viene custodito dalla comunità, può trasformarsi in azione concreta. Il sacrificio dei quattro “Picciriddi” continua così a generare consapevolezza, speranza e nuove opportunità per chi oggi ha bisogno di essere visto, ascoltato e accompagnato. Perché la memoria, da sola, non basta: deve diventare responsabilità, scelta quotidiana e futuro possibile.
LEGGI ANCHE -> Rita Giliberto porta a Noto i corpi che attraversano il tempo: memoria, identità e resistenza ai Bassi di Palazzo Nicolaci
LEGGI ANCHE -> Cinema d’estate a Pedara, tre serate con la Sicily International Short League e CineMigrare

