Nabucco conquista Taormina, il Teatro Antico apre le porte a una lirica sempre più inclusiva
Ci sono opere che continuano a emozionare a distanza di quasi due secoli dalla loro nascita e Nabucco è una di queste. Il capolavoro di Giuseppe Verdi torna protagonista venerdì 7 agosto al Teatro Antico di Taormina, uno degli appuntamenti più attesi del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, organizzato dal Coro Lirico Siciliano.
Un evento che arriva dopo il tutto esaurito registrato nelle precedenti tappe di Siracusa e Tindari e che, questa volta, aggiunge un elemento destinato a lasciare il segno.
La rappresentazione, infatti, sarà proposta anche attraverso la Lingua dei Segni Italiana (LIS), ma non come un semplice servizio dedicato all’accessibilità. La traduzione entrerà a far parte della stessa costruzione scenica, diventando un linguaggio capace di accompagnare musica, recitazione e interpretazione. Una scelta che amplia il modo di vivere l’opera lirica e che conferma il percorso di ricerca intrapreso dal Coro Lirico Siciliano, già sperimentato con titoli come La traviata, Cavalleria rusticana, Turandot e Aida.
Sul podio dell’Orchestra Sinfonica residente del Festival salirà il direttore spagnolo Salvador Vázquez, chiamato a dirigere una delle partiture più intense del repertorio verdiano. Grande attesa anche per il debutto di Elena Mosuc nel ruolo di Abigaille, uno dei più impegnativi della produzione lirica. Al suo fianco il baritono Badral Chuluumbaatar interpreterà Nabucco, mentre il basso Khurelbaatar Oyunchimeg vestirà i panni del profeta Zaccaria. Completano il cast Enea Scala nel ruolo di Ismaele, Anna Pennisi in quello di Fenena, insieme a Pietro Di Paola e Xue Jia. I costumi portano la firma di Sonia Cammarata.
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A rendere ancora più significativo l’appuntamento è proprio la scelta di trasformare la LIS in una componente artistica dello spettacolo, facendo dialogare linguaggi differenti all’interno della stessa rappresentazione. Un modo per raccontare Nabucco senza limitarne la forza espressiva e, al tempo stesso, aprire il Teatro Antico a un pubblico sempre più ampio, dimostrando come la tradizione possa continuare a rinnovarsi senza perdere la propria identità.
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