I Pupi dei Fratelli Napoli portano a Messina una nuova lettura della Gerusalemme Liberata
C’è un modo di raccontare la tradizione che non passa dalla nostalgia, ma dalla capacità di rileggerla con occhi nuovi. È proprio questa la strada scelta dai Pupi dei Fratelli Napoli che, giovedì 6 agosto alle 20.30, saliranno sul palco di Piazza Unione Europea a Messina con lo spettacolo “Gerusalemme, ovvero la storia di un sogno”, inserito nel cartellone de “La Vara”.
I maestri pupari catanesi, arrivati alla quinta generazione, riportano così in scena uno dei grandi classici dell’Opera dei Pupi, scegliendo però un punto di vista diverso rispetto al passato. Il copione firmato da Alessandro e Fiorenzo Napoli prende ispirazione dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, trasformando il racconto epico in una riflessione sulla fragilità dell’essere umano e sul destino che accomuna vincitori e vinti.
Non è soltanto la storia di cavalieri e battaglie. Al centro dello spettacolo trovano spazio i sentimenti dei protagonisti, le loro paure e quel senso di malinconia che attraversa personaggi come Tancredi ed Erminia, affiancati dalle figure imponenti dei guerrieri saraceni Argante e Solimano. Uomini appartenenti a schieramenti opposti, ma uniti dalla stessa condizione umana.
A spiegare questa scelta è Alessandro Napoli:
«La malinconia di personaggi come Tancredi ed Erminia viene affiancata dalle grandi e titaniche figure dei campioni saraceni Argante e Solimano e i nemici in campo si trovano a essere affratellati dal comune destino di essere soggetti ai “gran giochi del caso e de la sorte”».
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Una lettura che guarda al presente senza tradire le radici dell’Opera dei Pupi. Del resto, come ricorda Fiorenzo Napoli, la Gerusalemme Liberata ha rappresentato per decenni uno dei capisaldi del repertorio della famiglia:
«La “Gerusalemme liberata” era un cavallo di battaglia dei pupari catanesi e sarà riproposta in un’ottica più moderna, tollerante e non etnocentrica».
Un appuntamento che conferma ancora una volta come il teatro dei pupi continui a evolversi senza perdere la propria identità, dimostrando che anche un’opera nata secoli fa può continuare a parlare al pubblico contemporaneo con linguaggi e sensibilità nuovi.
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