“Non in senso stretto”, il design di Calabria e Sicilia arriva alla Biennale
Si può lasciare la propria terra, lavorare altrove e continuare a portarne qualcosa dentro ogni progetto. È anche da questa relazione, tutt’altro che semplice, tra origine e percorso professionale che parte Non in senso Stresso — Per una topologia del design tra Calabria e Sicilia, il progetto che dal 18 settembre troverà spazio al Forte Batteria Siacci di Campo Calabro, sede principale della Biennale dello Stretto 2026.
Curato da ADI Calabria e ADI Sicilia e coordinato da Giusi Buono, il progetto prova a raccontare il design contemporaneo andando oltre gli oggetti.
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Al centro ci sono infatti i progettisti, i loro spostamenti, la formazione e soprattutto il rapporto che continua a legarli alla Calabria e alla Sicilia, anche quando il lavoro li ha portati molto più lontano.
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Sedici progettisti per raccontare il design dello Stretto
Il progetto nasce dalla seconda edizione dell‘open call Design. Non in senso stretto, promossa dalle due Delegazioni ADI per costruire una mappatura delle pratiche progettuali sviluppate nei territori dello Stretto e dei professionisti calabresi e siciliani che oggi lavorano anche fuori dalle regioni d’origine.
Non si tratta, quindi, soltanto di mettere insieme nomi e progetti, ma di capire quanto un luogo possa continuare a influenzare un designer anche quando cambia città, Paese o mercato di riferimento.
Il Comitato Scientifico ha selezionato sedici progettisti che dal 18 settembre saranno protagonisti della mostra Nuovi codici del design, inserita nella Sezione Design della Biennale dello Stretto, curata da Francesco Alati.
«La selezione restituisce un panorama composito e dinamico», spiega Alati, sottolineando come generazioni e approcci differenti riescano a raccontare un design legato a Calabria e Sicilia ma, allo stesso tempo, capace di confrontarsi con scenari nazionali e internazionali.
Alle esperienze dei sedici selezionati verranno affiancate quelle di Mario Trimarchi e dello Studio Martinelli Venezia, invitati da ADI Calabria e ADI Sicilia per i rispettivi percorsi professionali.
Il territorio non è soltanto il luogo in cui si progetta
È proprio qui che Non in senso Stretto prova ad allargare il discorso. Calabria e Sicilia non vengono considerate semplicemente come due coordinate geografiche, ma come luoghi capaci di lasciare tracce nella formazione, nel linguaggio e persino nelle scelte professionali.
La mostra proverà a rendere visibili queste traiettorie attraverso progetti, ma anche storie, spostamenti e relazioni. «Il design viene letto non soltanto attraverso gli oggetti o gli esiti progettuali», spiega Giusi Buono, ma anche attraverso tutto ciò che contribuisce alla loro nascita.
Durante le giornate inaugurali della Biennale è previsto inoltre un talk pubblico dedicato ai temi emersi dalla ricerca, dalla mobilità professionale al rapporto tra progettazione e territorio.
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Il tutto non finirà con la Biennale. Il progetto continuerà infatti attraverso nuove presentazioni e tappe espositive tra Calabria e Sicilia, ampliando progressivamente la mappatura.
Un percorso che parte dallo Stretto, dunque, ma che dello Stretto sembra voler mettere in discussione proprio il significato di confine: perché nel design contemporaneo partire da un territorio non significa necessariamente rimanervi, così come andarsene non significa smettere di appartenergli.
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