Catania a trazione equina - IcaroJournal

Catania a trazione equina, sculture colossali e traffico da guado

Last Updated: 03.10.2026By

Catania sembra aver deciso, con ammirevole ostinazione, che il suo animale guida non sia più l’elefante di pietra lavica, ma il cavallo in tutte le sue declinazioni monumentali e nevrotiche.

​Da una parte abbiamo le visioni titaniche (?!?) firmate Arturo Di Modica, lo stesso papà del famoso Toro di Wall Street, che prima di lasciarci aveva studiato i cavalli alati o Cavalli dell’Ippari che erano pensati per essere collocati alla foce del fiume Ippari (in provincia di Ragusa) due cavalli impennati alti quaranta metri.

LEGGI ANCHE -> Dai graffiti preistorici alle donni di fora: come il culto della Dea Madre vive ancora in Sicilia

Un’opera che avrebbe dovuto rivaleggiare con i Kelpies scozzesi o con il mito del Colosso di Rodi, trasformando la fascia costiera in un’epica stalla d’acciaio visibile praticamente dal satellite.

 📲🔗 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp

Dall’altra parte c’è un “mecenate“ visionario che a Librino e nei suoi percorsi sociali risponde moltiplicando sculture, effigi ed evocazioni equine come simboli di riscatto, anima e bellezza collettiva per la periferia. ​Se a tutto questo aggiungiamo l’installazione temporanea dei cavallini in Piazza Università, la diagnosi è chiara. Catania sta vivendo un’ipnosi collettiva a trazione equina.

​Sembra proprio che l’amministrazione e gli artisti abbiano letto troppo alla lettera il mito di Fetonte o, più semplicemente, abbiano scambiato il Piano Regolatore per il programma delle corse all’ippodromo.

​Mentre i cittadini lottano quotidianamente contro buche che meriterebbero un pattugliamento a cavallo per essere guadate, la politica culturale cittadina risponde con la cura cavallina, sculture colossali per la foce, installazioni in centro e arte sociale in periferia. L’intento è sublime, sublimare il riscatto di un territorio attraverso la maestosità dell’animale nobile per eccellenza.

LEGGI ANCHE -> Al Teatro Sangiorgi vanno in scena le “Favole belliniane”: parola, musica e immagini per il Bellini Context

Il risultato pratico, però, è che Catania si sta gradualmente trasformando in un’immensa scuderia a cielo aperto. ​Se le cose proseguono con questo ritmo, il Liotru farà bene a chiedere il trasferimento per incompatibilità ambientale, mentre ai catanesi non resterà che girare in briglia e sella, sperando che almeno uno di questi quaranta metri, immaginari, di metallo e bronzo si decidano prima o poi a spazzare via il traffico con un colpo di coda.

LEGGI ANCHE -> Siracusa, riapre il centro PRISMA di Arcigay: supporto psicologico e prevenzione aperti alla città

LEGGI ANCHE -> Al Teatro Nuovo Sipario Blu si alza il sipario su “L’anatra all’arancia”: al via la stagione di Pensieri Riflessi