Lino Guanciale è pronto a tornare in TV con una serie davvero interessante: si tratta dello sceneggiato Le libere donne.
Impossibile negare come, nel corso degli ultimi anni, Guanciale sia diventato, in men che non si dica, uno degli attori più amati dal pubblico italiano. Non si parla soltanto del percorso costruito grazie al ruolo di Guido in Che Dio ci aiuti, ma di una crescita professionale arrivata in modo esponenziale, che ha consacrato l’attore come indiscusso protagonista della scena cinematografica e televisiva.
Di recente lo abbiamo visto nella serie che ha raccontato la cattura di Matteo Messina Denaro, accanto a Levante: una prova superata a pieni voti. Ora, però, lo ritroviamo alle prese con un racconto nuovo, diverso dagli altri, e legato a una storia che si preannuncia intensa.
Lino Guanciale con Le libere donne
Ebbene sì: cresce sempre di più la trepidante attesa per la messa in onda della nuova serie Le libere donne, in cui Lino Guanciale è protagonista e presta il volto allo psichiatra Mario Tobino.

La serie racconta il lavoro di questo psichiatra “illuminato”, che ha contribuito in modo significativo a cambiare la psichiatria come la conosciamo oggi. Tobino, infatti, lavorava nel manicomio femminile di Maggiano, vicino a Lucca. Lo stesso attore, durante un’intervista rilasciata a Sorrisi e Canzoni, lo descrive come un medico capace di restituire dignità e valore alle donne rinchiuse in un luogo che spesso era un abisso, scandito dalla routine quotidiana del manicomio.
«Ha fatto luce su una condizione di subordinazione femminile dell’epoca…»
Il racconto portato in scena da Lino Guanciale, in questa serie, va ben oltre la figura straordinaria di Mario Tobino: si concentra, infatti, anche sulla condizione femminile negli anni Quaranta. Ed è lo stesso attore a precisarlo nella lunga intervista al magazine citato.
Quando l’attenzione si sposta sul ruolo di Tobino anche come scrittore e sul modo in cui i suoi lavori raccontano l’universo femminile, Guanciale interviene con la seguente osservazione: «Ha fatto luce su una condizione di subordinazione femminile dell’epoca: tante ragazze in manicomio finivano per motivi che non avevano nulla a che vedere con la follia, ma per pura sopraffazione maschile. E Tobino ha cercato di restituire tutta la loro profondità individuale, psicologica e umana, di cui queste donne venivano private».

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Un racconto che si inserisce in un contesto attuale delicato, perché la libertà delle donne continua a essere messa in discussione da molteplici dinamiche sociali e culturali, fino ai drammi, purtroppo, ancora legati alla violenza di genere e ai femminicidi.
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