C’è chi insegue il successo e chi, invece, costruisce la propria carriera muovendosi costantemente tra una città e l’altra, con la curiosità come unica bussola. Barbara Politi appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Giornalista, conduttrice e volto noto della televisione italiana, ha da poco aggiunto un altro prestigioso riconoscimento al suo percorso: l’Antenna d’Oro, premio che celebra una carriera votata alla versatilità e alla passione per il racconto.
Dagli esordi nella carta stampata con Il Nuovo Quotidiano di Puglia fino ai riflettori nazionali di reti come Gambero Rosso TV e Rai Italia, passando per format di successo come Linea Azzurri e Pizza Girls, il suo sguardo ha sempre saputo spaziare dal food all’intrattenimento, dalla cronaca sportiva agli eventi internazionali. Pugliese doc, con solide radici classiche e una laurea in Lettere, Politi ha fatto del viaggio non solo una necessità professionale, ma una vera e propria filosofia di vita.
In questa intervista esclusiva rilasciata a IcaroJournal, Barbara ci apre la sua valigia, sempre pronta tra Milano, New York e Bruxelles, e ci racconta cosa significa davvero essere “la ragazza con il trolley”, tra riti di solitudine rigeneranti, il sogno americano di una bambina e l’emozione di raccontare l’Italia in vista di appuntamenti epocali come Milano-Cortina 2026.
Quanto influisce il tema del viaggio nella tua attività di conduttrice e giornalista?
«Il viaggio è diventato una componente centrale della mia vita professionale, soprattutto da quando ho scelto la libera professione. Raccontare territori, comunità ed eventi significa necessariamente muoversi ed osservare. In questi anni sono diventata un po’ “la ragazza con il trolley”: un giorno a Milano, un giorno a Napoli, un altro in Sicilia. È un’immagine che mi rappresenta molto, perché il viaggio è il mezzo attraverso cui costruisco il mio racconto».

Cosa porti a casa dai viaggi di lavoro, oltre all’esperienza professionale?
«Porto a casa le persone. Ogni città ha una sua comunità e un’identità. Quando conduci un evento o racconti un territorio devi entrare nel dettaglio e saper ascoltare. Questo arricchisce moltissimo, perché non è solo uno spostamento fisico: è un incontro continuo con realtà diverse che ti formano anche umanamente».
Ti senti privilegiata a poter viaggiare così tanto per lavoro?
«Assolutamente sì. È una grande fortuna poter unire lavoro e scoperta. Il viaggio è una componente a cui non vorrei mai rinunciare, perché mi permette di conoscere luoghi che magari non avrei visitato. Per me è uno strumento prezioso: mi consente di crescere professionalmente e allo stesso tempo nutrire la mia curiosità».
Quali sono le mete che ti hanno colpito di più negli ultimi anni?
«Sicuramente New York per il Premio Caruso è stata un’esperienza forte, così come Toronto in Canada. In Europa mi è capitato spesso di andare tra Londra e Bruxelles, ad esempio per seguire la settimana della cucina italiana. Ogni città all’estero è un confronto culturale che amplia lo sguardo».
Come riesci a distinguere i viaggi di lavoro da quelli personali?
«Non è semplice, perché quando viaggi tanto per lavoro il tempo per quelli di piacere si riduce. Però mi sono data una regola: almeno una volta l’anno, ad agosto, mi regalo un viaggio da sola. Negli ultimi anni sono stata a Santorini e in Costa Azzurra, a Saint-Tropez. È una settimana tutta mia, lontana da tutto».
Cosa rappresenta per te il viaggio in solitudine?
«È un regalo che fai a te stessa. Quando sei completamente sola, dipendi solo da te e vengono fuori pensieri e consapevolezze che durante l’anno, sempre circondata da persone, non emergono. È una ricarica mentale e fisica che mi permette di tornare al lavoro più centrata».

Quanto incidono i social nel modo in cui oggi si scoprono nuove destinazioni?
«I social hanno assunto anche la funzione di agenzia di viaggi. Ci permettono di vedere luoghi che magari non possiamo visitare subito, ci fanno sognare e allo stesso tempo ci danno consigli pratici. Spesso l’esperienza raccontata da chi è stato sul posto è più utile di una semplice organizzazione tecnica del viaggio».
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Ti senti parte di questo nuovo modo di raccontare i territori?
«Sì, perché attraverso il mio lavoro contribuisco a far conoscere eventi ed eccellenze. Raccontare un territorio significa renderlo accessibile. È una responsabilità ma anche una grande opportunità».
Da bambina sognavi già di vivere viaggiando?
«Sognavo in grande. I film americani, le atmosfere natalizie con Manhattan e i tombini fumanti mi facevano immaginare a New York. Mi vedevo anche tra Roma e Milano. Poi la vita mi ha portata a costruire prima il mio percorso in Puglia, ma quei sogni di movimento e scoperta sono rimasti».
Quanto è importante un evento come Milano-Cortina 2026 per chi, come te, racconta il territorio?
«È un’occasione fondamentale. Le Olimpiadi sono una vetrina planetaria: non mostrano solo lo sport, ma tutto il nostro patrimonio, dalla cucina alla moda, dall’arte ai monumenti. È un momento “carpe diem”, un’opportunità unica per valorizzare l’Italia nella sua totalità».
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