La domanda giusta non è “quanti giorni servono”, ma “quanta fretta hai”. Perché Capri, lo scopri subito, non si misura in ore. Si misura in respiri, in soste all’ombra di un pino, in bicchieri di limoncello sorseggiati guardando il mare. Arrivi dal molo di Marina Grande, e già l’aria è diversa: profuma di sale, di fiori d’arancio, di estate che non vuole finire. La funicolare ti porta su in cinque minuti, ma tu avresti voluto che durasse di più. Solo per guardare la costa che si allontana.
Qualcuno dice che un giorno basta. Prendi il primo traghetto, sali in piazza, fai il giro della Certosa, scendi ai Giardini di Augusto, ti affacci ai Faraglioni, e nel pomeriggio prendi la seggiovia per il Monte Solaro.
Poi via, verso Anacapri, la chiesa di San Michele, la villa di San Michele, e in serata sei già sul molo ad aspettare l’ultimo aliscafo. Si può fare. Ma cosa ti resta? Una rincorsa, un battito di ciglia, una cartolina.
Di quanto tempo hai bisogno per visitare Capri?
Due giorni sono il tempo giusto per non impazzire. Il primo giorno lo dedichi alla Capri dei sogni: la Piazzetta, le viuzze piene di negozi, i profumi di granita e di pelle profumata. Cammini senza meta, ti siedi al Caffè Vuotto e guardi la gente che passa. Poi scendi verso i Faraglioni, non per la foto, ma per sederti sugli scogli e aspettare che il sole li colori di rosa.

Il secondo giorno lo regali ad Anacapri. Prendi l’autobus che sale tra i muri di pietra e i giardini di bougainvillea. La seggiovia per il Monte Solaro è lenta, silenziosa, e sotto di te il mare è un tappeto di seta blu. In cima, il vento ti spettina i capelli, e l’isola è tutta lì, piccola e perfetta. Poi scendi e vai a Villa San Michele, dove Axel Munthe ha costruito una casa che guarda l’infinito. Il giardino è pieno di statue e di vasi di terracotta, e un sentiero di cipressi ti porta verso una terrazza che sembra la prua di una nave. Resti lì un’ora. Non vuoi andare via.
Tre giorni: se vuoi innamorartene ti basta solo weekend
Tre giorni sono per chi cerca l’isola segreta. Quella che si sveglia prima dei turisti, quando le barche dei pescatori escono dal porto e le strade sono ancora vuote. Puoi noleggiare una gozzo e girare l’isola per mare, entrare nelle grotte, tuffarti dalla scogliera, fermarti a pranzo in una cala dove nessuno ti disturba. Puoi camminare per i sentieri che da Anacapri scendono verso il Faro di Punta Carena, tra pini marittimi e ginestre fiorite. Puoi cenare in una trattoria nascosta, dove il pesce è ancora quello pescato la mattina, e il limoncello lo fanno loro.
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Allora, quanti giorni servono? Se hai solo un giorno, Capri ti saluta e ti ringrazia. Ma se hai due giorni, lei ti sussurra qualcosa all’orecchio. Se hai tre giorni, forse, cominci a capire perché chi ci vive non se ne va mai.
Se devi scegliere tra un giorno di corsa e un weekend senza orologio, scegli il weekend. Tra una foto ai Faraglioni e un’ora seduto sugli scogli ad ascoltare le onde, scegli gli scogli. Perché Capri non si visita, si contempla. E il tempo che ci vuole è quello che ti serve per dimenticare che esiste l’orologio.
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