Ogni estate, puntuale come il caldo, ricompare sui social il solito video. Un ragazzo o una ragazza si versa una lattina di birra sul corpo, si stende al sole e aspetta. La promessa è allettante: la tintarella arriva più veloce, più intensa, più duratura.
Basta un po’ di luppolo, dicono, e la pelle si scurisce come per magia. Peccato che la magia non esista. L’unico effetto garantito è una pelle disidratata, appiccicosa e, nei casi peggiori, un’eruzione cutanea o una bella scottatura.
In passato h visto una ragazza in spiaggia spruzzarsi la birra come fosse un doposole. Non sapeva che stava solo togliendo acqua alla sua pelle, senza offrirle nessuna protezione. L’alcol, infatti, disidrata, e il sole fa il resto. La birra non contiene sostanze che stimolano la melanina, è solo una leggenda metropolitana.
Scottature, rughe e quel rischio che non vedi
Il problema non è solo la secchezza. La birra non blocca i raggi UV, non funge da schermo, anzi crea una pellicola trasparente che può addirittura intensificare l’effetto del sole. Il risultato? Eritemi, scottature, e una pelle che invecchia prima del tempo. I dermatologi lo ripetono da anni: esporsi senza protezione è la prima causa di melanoma. E la Cleveland Clinic ha lanciato l’allarme: chi pratica il beer tanning raddoppia il rischio di cancro alla pelle se ha avuto almeno cinque scottature in vita. Una volta ho visto un uomo sulla spiaggia di Rimini con la schiena completamente bruciata. Aveva passato il pomeriggio a spruzzarsi birra. Si lamentava che “il sole era forte“. Ma era stato lui a non proteggersi. E la pelle, si sa, non dimentica.
L’unico modo per abbronzarsi senza rimpianti
Non esistono scorciatoie sicure. L’abbronzatura migliore è quella che si prende gradualmente, con pazienza e con la protezione giusta. Crema solare con fattore almeno 30, applicata mezz’ora prima di esporsi e rinnovata ogni due ore. Evitare le ore centrali della giornata, dalle 11 alle 16, quando il sole picchia più forte.

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E se proprio si vuole usare la birra, meglio berla che spruzzarla, magari a fine giornata, dopo una doccia e con la pelle già protetta. La tintarella arriverà lo stesso, un po’ più lentamente, ma senza il rischio di rovinare la pelle o la salute. E senza quel fastidioso odore di luppolo stantio che nessuno sopporta. La prossima volta che vedi uno con la lattina in mano pronto a spruzzarsi, magari diglielo. O almeno, allontanati. Il vento porta via le gocce.
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