Il traghetto si avvicina e l’isola cresce lentamente, un cono nero che emerge dal blu. Il fumo sale dalla cima, bianco e leggero, come un respiro che non si ferma mai. Arrivi al porto di San Vincenzo, scendi, e l’aria sa di zolfo e di salsedine. Non ci sono macchine.
I vicoli sono stretti e si arrampicano sulla collina, lastricati di pietra lavica. Le case sono basse, bianche, con le porte blu e i gerani rossi. A un certo punto senti il rumore di zoccoli: un asino carico di sacchi passa lentamente, guidato da un uomo che non ti guarda nemmeno. Cammini senza meta, e ogni angolo ti regala un pezzo di mare. La vita, qui, ha un altro ritmo.
Scendi verso Ficogrande. La sabbia è scura, quasi nera, e i ciottoli vulcanici scricchiolano sotto i piedi. L’acqua è così limpida che vedi i pesciolini scappare via tra le rocce. Ti immergi, e il primo tuffo è una carezza. Nuoti lento, e intorno a te il silenzio è rotto solo dal rumore delle onde e dal volo lento dei gabbiani. Galleggi sulla schiena, e sopra di te il cielo è di un azzurro perfetto. Resti così, senza pensare a niente, finché la pelle non comincia a raggrinzirsi. Più tardi, ti stendi sulla sabbia nera. Il sole ti scalda la pancia, e il vulcano è lì, immobile, ma tu sai che non lo è. Sotto di te, la terra respira.
Verso sera, il mondo cambia. Prendi una barca e ti allontani dalla costa. Il capitano spegne il motore, e il silenzio è rotto solo dallo sciabordio dell’acqua contro lo scafo. Poi, all’improvviso, il vulcano si accende. Un bagliore rosso arancio squarcia il buio, e una pioggia di lava incandescente scende lungo il pendio. I riflessi rossastri si specchiano sull’acqua scura, e per un attimo non c’è nessun altro. Solo tu, il mare, e il fuoco che danza sulla montagna.

La salita e il boato che ti entra nelle ossa
Il giorno dopo, se hai fiato, fai l’escursione al cratere. La partenza è nel pomeriggio, e la guida vulcanologica ti aspetta alla stazione delle guide alpine. Ricevi il casco, accendi la lampada frontale, e cominci a salire. Il sentiero si arrampica tra colate laviche e vegetazione bruciata. Ogni passo è una fatica, ma ogni curva ti regala un panorama più ampio.
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Dopo tre ore di cammino, arrivi in cima. Il cratere è lì, davanti a te, e la terra trema leggermente. Un boato sordo, poi un lampo di luce, e una fontana di lava si alza verso il cielo. Il calore ti colpisce in faccia, e per un attimo dimentichi di respirare. Resti lassù ad aspettare il tramonto. Il sole cala dietro il vulcano, e il cielo si tinge di rosso, arancione, viola. Quando scende la notte, il cratere si illumina di nuovo, e i bagliori rossi si riflettono sulle nuvole.
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