Thursday, 16 April 2026
Viaggi

Montepulciano in 3 giorni: la perla del rinascimento che sa di vino

Montepulciano in tre giorni- IcaroJournal

Montepulciano non la vedi, la annusi prima ancora di arrivare. L’odore è quello del vino, dei tini che fermentano, delle cantine scavate nel tufo che profumano di legno e di uva appena pigiata. Poi, dopo l’ultima curva, la vedi: arroccata sulla collina, con le mura medievali e i palazzi di pietra dorata che brillano al sole di aprile. Parcheggi in basso, e già sai che le gambe serviranno. Perché Montepulciano si scala.

Cominci da Porta al Prato, l’ingresso più basso. La via principale si chiama via di Gracciano nel primo tratto, poi diventa via di Voltaia, e infine via dell’Opio nel Nobile. Ma per te è solo una lunga salita di pietra, fiancheggiata da botteghe di artigiani e cantine che invitano ad assaggiare. Cammini piano, con la testa all’indietro per guardare le torri e i beccatelli. Ogni tanto un arco, ogni tanto un cortile con una fontana.

A metà strada, ti fermi. Una cantina ha la porta aperta, e un ragazzo in grembiule ti offre un bicchiere di Rosso di Montepulciano. Lo bevi sulla soglia, guardando la strada che hai appena fatto. È giovane, fresco, con un retrogusto di ciliegia. Lo finisci in due sorsi, e riprendi a salire.

La piazza grande e il duomo che sembra una conchiglia

Dopo mezz’ora arrivi in Piazza Grande. È il cuore del borgo, e forse una delle piazze più belle della Toscana. Il Duomo ha una facciata incompiuta, bianca e nuda, che però ha un fascino strano. Dentro, c’è un trittico di Taddeo di Bartolo e un’atmosfera raccolta. Ma a rubare la scena è il Palazzo Comunale, con la sua torre che svetta sopra ogni cosa. La chiamano Torre del Pulcinella per via dell’orologio con una statuetta che batte le ore. Sali in cima: 160 gradini a chiocciola, e una volta su Montepulciano è tutta sotto di te. Le colline della Valdichiana, le pievi, i cipressi che disegnano file perfette. Il vento ti asciuga il sudore.

Accanto al Duomo c’è il Palazzo Contucci. La famiglia produce vino da cinquecento anni, e la loro cantina è scavata direttamente sotto la piazza. Scendi i gradini di tufo, e l’aria si fa fresca e umida. Le botti sono immense, nere, e il profumo del Nobile ti avvolge. Assaggi un bicchiere di Riserva. È denso, caldo, con un finale di liquirizia. Chiudi gli occhi e lo fai girare in bocca. Non vorresti andare via.

I vicoli, le cantine e il Nobile che non scordi

Il secondo giorno lo dedichi ai vicoli. Perché Montepulciano non è solo la piazza grande, ma è fatta di stradine strette che scendono e salgono senza senso. Via di Collazzi, via del Poliziano, vicolo dell’Oca. Ogni casa ha un portale scolpito, ogni angolo una finestra con i gerani. Ti perdi, e non ti importa.

Nel pomeriggio visiti una cantina storica. Magari quella della famiglia Avignonesi, fuori le mura, con le sue botti a forma di uovo. Oppure la Cantina del Redi, sotto il Palazzo Comunale, dove le botti più antiche hanno cent’anni. Assaggi il Nobile, il Rosso, e finisci con un bicchiere di Vin Santo. Lo intingi con i cantucci, e il sapore dolce e mandorlato ti chiude il pasto.

Montepulciano in tre giorni- IcaroJournal
Montepulciano in tre giorni- IcaroJournal

La sera ceni in una trattoria sotto i portici. Pici al ragù di cinghiale, la pasta grossa e irregolare fatta a mano, che si avvolge intorno alla forchetta. Un bicchiere di Nobile, e un secondo di carne alla brace. Fuori, le colline sono già scure, e le luci del borgo si accendono una a una.

La fortezza e l’ultimo sguardo sulle valli

L’ultimo giorno lo regali alla Fortezza Medicea. Sta in cima al borgo, e una volta era un baluardo difensivo. Oggi è un’enoteca e un parco. Sali sulle mura, e la vista è quella che cercavi: la Valdichiana da una parte, la Val d’Orcia dall’altra, e in lontananza il Monte Amiata che fa da sfondo. I filari di vite sono ordinati come soldati, e il sole li colora di un verde tenero.

Scendi per l’ultima volta lungo la via principale. Compri una bottiglia di Nobile da portare a casa, e il commerciante te la incarta nella carta velina con cura. Poi riprendi la macchina. Prima di andare via, ti fermi al bivio che guarda il borgo. Montepulciano è lì, con la sua torre, i suoi tetti, le sue pietre che hanno visto passare secoli. Sembra immobile, ma respira.

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Tre giorni a Montepulciano ti insegnano che la bellezza sta nelle salite. Più sudi, più la conquisti. E poi ti ripaga con un bicchiere di vino, una vista, un piatto di pici fatti a mano. È una Toscana vera, senza cartoline.

Se devi scegliere tra un vino qualunque e una bottiglia di Nobile comprata direttamente dal vignaiolo, scegli il Nobile. Tra una corsa da una cantina all’altra e un pomeriggio perso a guardare le colline dalla Fortezza, scegli la Fortezza. Perché Montepulciano non si visita, si assapora. E in tre giorni, se hai fiato e pazienza, te la porti dentro come un sapore che non scordi: caldo, intenso, e un po’ orgoglioso. Proprio come il vino che le ha dato la fama.

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Andrea Piazza

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