Il treno costeggia il mare e a ogni galleria il buio ti ruba il panorama, poi lo restituisce più bello di prima. L’Etna fuma piano all’orizzonte, e il cielo è di un azzurro così pulito che sembra appena lavato. Scendi alla stazione di Taormina-Giardini, e l’aria è già quella della primavera siciliana: tiepida, profumata di zagara, con quel leggero odore di sale che viene dal Jonio. Prendi la navetta che ti porta su, verso il borgo arroccato sulla rupe, e ogni tornante ti regala uno sguardo sul mare. Poi arrivi in corso Umberto, e il tempo si ferma.
Il corso è una striscia di ciottoli levigati, fiancheggiata da palazzi barocchi e balconate fiorite. I gerani e le bougainvillee sono già esplosi, e i mandorli, in primavera, sono un tripudio di petali bianchi e rosa. Cammini senza meta, e a ogni passo trovi una bottega di artigiani, una pasticceria che profuma di mandorla, un’insegna di ceramica dipinta a mano. Ti fermi da un banco che vende granite: ordini una al limone, con la panna, e la prima cucchiaiata ti gela i denti ma è la cosa più giusta del mondo.
Sorseggi la granita e guardi la gente che passa. I turisti non sono ancora tanti, e i locali ti sorridono. Ti siedi sui gradini della Chiesa di San Giuseppe, in piazza IX Aprile, e davanti a te c’è il mare. Il blu del Jonio si perde all’orizzonte, e la costiera si stende come una balconata sull’infinito.
Il teatro greco e lo sguardo sull’Etna
Salì verso il Teatro Greco. Non è il più grande della Sicilia, ma forse è il più bello. I gradini di pietra sono consumati dai secoli, e le mura di mattoni raccontano di spettacoli antichi, di tragedie e di risate. Salì fino all’ultimo gradino, quello più alto, e ti siedi. Il palco è vuoto, ma l’orchestra di pietra è pronta ad accogliere chissà quale attore. Poi alzi lo sguardo, e il vero spettacolo è lì: l’Etna fuma leggero, con il suo pennacchio bianco che si perde nel cielo, e il mare è una lama d’argento sotto di te. Resti una mezz’ora a non fare niente. Il vento ti accarezza la faccia, e pensi che duemila anni fa qualcuno era seduto nello stesso posto, a guardare lo stesso spettacolo.

Isola Bella e il primo tuffo di primavera
Scendi verso il mare. La funicolare ti porta giù in cinque minuti, o puoi camminare per i sentieri che si inerpicano tra gli ulivi. Isola Bella è una perla attaccata alla costa da un sottile istmo di sabbia. L’acqua è ancora fresca, ma il sole di aprile scalda, e i primi coraggiosi si tuffano. Tu togli le scarpe, cammini sulla battigia, e l’acqua ti lambisce i piedi. È limpida, trasparente, e sotto i sassi vedi i granchietti correre.
Affittano barche a remi, piccole e leggere. Ne prendi una e remi verso l’isolotto. La Riserva Naturale è chiusa per non disturbare la nidificazione, ma girarci intorno è già un piacere. Le rocce bianche, il mare blu, l’Etna sullo sfondo. Ti fermi in mezzo all’acqua e lasci che la barca dondoli. Non c’è nessuno. Solo il rumore dei remi che tagliano l’acqua e il sole che ti scalda la schiena.
La primavera dei mandorli e i dolci di San Giuseppe
Il weekend di primavera a Taormina ha un profumo speciale: quello dei mandorli in fiore. Se sei fortunato, becchi la fine di febbraio o l’inizio di marzo, quando la Sagona del Mandorlo in Fiore riempie le strade di carri allegorici e costumi tradizionali. Ma anche senza festa, i mandorli sono ovunque: bianchi e rosa, leggeri come nuvole ferme.
Entri in una pasticceria e compri i dolci di mandorla: i bocconcini di pasta reale, le frutta martorana colorate, i biscotti ricoperti di zucchero a velo. Ne assaggi uno mentre cammini, e il sapore dolce e amaro della mandorla ti resta in bocca per mezza mattina.
La sera, il vino e il mare che si accende
La sera, prima di ripartire, sali sulla terrazza del tuo hotel o trovi un ristorante con vista. Ordini un piatto di pesce spada alla brace, o forse della pasta con le sarde, e bevi un bicchiere di vino dell’Etna. Il sole cala piano, e il mare si tinge di rosso, poi viola, poi scuro. Le luci della costiera si accendono una a una, e l’Etna si staglia nera contro il cielo. Sembra un quadro.
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Un weekend a Taormina in primavera ti insegna che la bellezza non ha fretta. Basta sedersi sui gradini di un teatro greco, guardare il mare, e aspettare che il mandorlo faccia il suo spettacolo. Il resto viene da sé.
Se devi scegliere tra una cena in un ristorante affollato e un panino mangiato sulla spiaggia di Isola Bella, scegli la spiaggia. Tra una corsa al teatro greco e un’ora seduto sull’ultimo gradino a guardare l’Etna, scegli l’ultimo gradino. Perché Taormina non si visita, si contempla. E in un weekend di primavera, quando i mandorli sono in fiore, te la porti dentro come un petalo che sa di dolce e di amaro, e che non vuoi lasciare andare.
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