Monday, 11 May 2026
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Sardegna a giugno: il mare, il vento e quella strada che non vorresti finire

Viaggio in Sardegna a Giugno - IcaroJournal

Il traghetto arriva al mattino presto. L’aria è già calda, ma non troppo. Scendi e il sale ti si attacca alle labbra. Sei a Golfo Aranci, o forse a Olbia. Non importa. La strada è lì, e il mare la accompagna. La prima notte la passi in un B&B senza nome, con un giardino di oleandri e il proprietario che ti offre un bicchiere di mirto. “Domani prendi la macchina e vai”, ti dice. “Non programmare niente”. E così fai.

La macchina è piccola, il cielo è azzurro, e la strada corre tra le montagne di granito e il mare blu cobalto. Svolti verso una via che non conosci, e dopo dieci minuti la strada finisce. Parcheggi sotto un pino. Un sentiero di terra rossa scende tra i cespugli di mirto e lentisco. Cammini piano, il sole ti scotta le spalle. Poi il sentiero si apre, e la spiaggia è lì.

Sabbia bianca, acqua trasparente, e nessuno. Solo due gabbiani e una barca all’orizzonte. Togli le scarpe e cammini sulla battigia. L’acqua è tiepida, quasi calda. Ti butti, e il primo tuffo è una benedizione. Resti a galla a guardare il cielo. Non sai che ore sono. Non te ne importa.

La sera in un borgo che non conoscevi in Sardegna

Guidi verso l’interno. Le montagne diventano più dolci, i boschi di querce da sughero si alternano ai pascoli. Arrivi in un borgo che non hai mai sentito nominare. Forse si chiama Santu Lussurgiu, forse Orgosolo. Le strade sono strette, le case sono di pietra grigia, e la piazza principale è una striscia di ciottoli dove i vecchi giocano a carte. Entri in una trattoria senza insegna. Il proprietario non ha menu: “Oggi facciamo il maialetto e le culurgiones”. Ordini quello. Il vino rosso arriva in un bicchiere di vetro spesso. Il maiale è cotto a legna, la pelle scrocchia, la carne si scioglie. Le culurgiones sono pasta fatta a mano, ripiene di patate e menta. Le mangi una a una, piano. Fuori, il borgo si accende di poche luci. Non c’è rumore. Solo il vento e il cane di qualcuno che abbaia lontano.

Minimalismo in vacanza - IcaroJournal
Minimalismo in vacanza – IcaroJournal

Qualcuno ti aveva detto di andare a vedere i murales di Orgosolo. Ma non è un museo: è un paese intero che si è trasformato in una galleria a cielo aperto. Cammini tra le case, e ogni muro è un quadro: contadini che lottano, pastori in sella, donne che piangono. I colori sono sbiaditi dal sole, e alcune pareti sono scrostate. Ed è proprio questo che li rende belli. Non c’è biglietto, non c’è orario. Cammini e basta.

Un ultimo sogno prima di partire

Un’altra mattina, qualcuno ti dice di visitare un nuraghe. Non vai a quello più famoso. Segui una strada sterrata e trovi un cumulo di pietre coperto di edera. Non c’è nessuno. Sali in cima, ti siedi su una pietra, e provi a immaginare chi ha abitato qui tremila anni fa. Il vento è lo stesso. Il cielo è lo stesso. Forse anche il silenzio è lo stesso.

La sera prima di ripartire, compri una bottiglia di cannonau, pane carasau e un pezzo di pecorino. Sali su un costone sopra la spiaggia e ti siedi su una roccia piatta. Il sole cala nel mare, e il cielo diventa rosso, arancione, viola. Mangi pane e formaggio, bevi vino direttamente dal collo. Il vento si è alzato, ma non fa freddo. Ti copri la nuca con la felpa. Resti lì finché l’ultima luce non scompare.

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Prima di ripartire, una settimana in Sardegna ti ha insegnato che la vacanza migliore è quella senza programma, senza musei da timbrare. Un tuffo, una strada, un borgo, un piatto di pasta fatto a mano. Il resto arriva da sé.

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Andrea Piazza

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