Monday, 11 May 2026
Viaggi

Pisa in un weekend: la torre che balla e il pesce che sa di mare

Weekend a Pisa - IcaroJournal

Prendi il treno da Firenze, e in un’ora sei lì. Esci dalla stazione e la prima cosa che vedi non è la torre. È il traffico, i motorini, i venditori ambulanti di borse e occhiali da sole. Cammini dritto, attraversi il fiume, e poi, all’improvviso, la strada si apre. Il Campo dei Miracoli è un prato verde immenso, e in mezzo, come un dito storto puntato verso il cielo, la Torre Pendente.

Non è dritta, non è storta. È inclinata, e basta guardarla per un attimo per sentire un piccolo capogiro. Ti siedi sull’erba, e la guardi. I turisti si mettono in posa per la foto che la “regge” con una mano. Tu no. Tu la guardi e basta. È più bianca di come la immaginavi, più leggera. E quella pendenza sembra quasi un gesto, un inchino che fa da mille anni.

Poi entri nel Duomo. È enorme, con le colonne di marmo e il soffitto a cassettoni lastricato d’oro. La luce entra dalle vetrate e si posa sul pavimento di marmo bianco e nero. Cammini piano, la testa all’indietro. La folla ti spinge, ma tu resisti. Ti fermi davanti al pulpito di Giovanni Pisano, un groviglio di marmo intagliato che sembra una nuvola di pietra. Accanto, il Battistero è rotondo, perfetto, con l’acqua battesimale che ancora luccica nella vasca. Sali sulla galleria superiore, e se canti una nota, l’eco ti risponde per sei secondi. Qualcuno lo fa, e la voce rimbalza tra le pareti come un fantasma felice.

Esci e hai fame. Non cerchi un ristorante. Cerchi una gelateria. La trovi poco lontano, in una stradina laterale dove i turisti non arrivano. Ordini un gelato alla crema (quella di Pisa è famosa) e uno al pistacchio. Lo mangi camminando, seduto sul bordo di una fontana. Il sole è alto, l’ombra è corta. Il gelato ti cola sul dito, e te lo lecchi.

Il quartiere dei ponti e la cena con le acciughe

Il pomeriggio lo perdi lungo l’Arno. I ponti sono tanti, e tutti diversi. Il più bello è il Ponte di Mezzo, largo e solenne. Cammini sul lungarno, e le case dipinte si specchiano nell’acqua verdognola. I palazzi hanno i portici, e sotto i portici ci sono botteghe di antiquari, librerie, caffè chiusi per la siesta. A un certo punto senti odore di pesce. Segui il naso e arrivi al mercato coperto. Non è enorme, ma i banchi sono pieni di acciughe fresche, lampare, e del pesce che luccica come argento vivo. Compri un pacchetto di acciughe sotto sale, giusto per assaggiare.

La sera, cerchi una trattoria vicino al fiume. Non quella con le tovaglie di lino, ma quella con le sedie di plastica e il cameriere che urla i piatti. Ordini un tagliere di salumi toscani: prosciutto crudo, finocchiona, lardo di colonnata. Poi una zuppa di pesce alla pisana, che non è un minestrone ma una zuppa densa, rossa, con crostoni di pane abbrustolito. La mangi con il cucchiaio, e il sapore del mare ti esplode in bocca. Bevi un bicchiere di Chianti, rosso e asciutto, che ti scende liscio. Fuori, l’Arno è scuro e le luci dei lampioni si riflettono nell’acqua come stelle cadute. Non hai fretta.

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La domenica mattina, prima di andare via, prendi un autobus e vai alla Certosa di Calci. È poco fuori città, immersa nel verde. Il chiostro è silenzioso, le celle dei monaci sono vuote, e il museo di storia naturale ha una balena appesa al soffitto che sembra volare. Cammini nei giardini, e l’unico rumore è il cinguettio degli uccelli. Ti siedi su una panchina di pietra, e pensi che Pisa non è solo la torre. È anche questo: un silenzio verde, un fiume che scorre, un piatto di pesce mangiato al tramonto.

Un weekend a Pisa ti insegna che la città più famosa è anche la più fraintesa. La torre è solo l’inizio. Il resto è tutto da scoprire, nei vicoli, sui lungarni, nelle trattorie senza insegna.

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Andrea Piazza

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