Il pullman scende verso la costa, e a un certo punto il mare diventa così azzurro che pensi sia un trucco. Poi la strada si apre, e la vedi. San Vito Lo Capo è una baia perfetta, una mezzaluna di sabbia bianca stretta tra il Monte Monaco e il mare.
Le case sono basse, chiare, e il lungomare è una striscia di passeggiata che segue la curva della spiaggia. Scendi, e l’aria è calda, profumata di sale e di pesce fritto. Non hai ancora messo piede sulla sabbia, e già sai che non vorrai andare via. Quattro giorni sono il tempo giusto per capire perché questo posto ha un nome che sembra una canzone.
La prima mattina ti svegli presto. Non serve la sveglia: la luce che filtra dalle persiane è già abbastanza. Infili il costume, prendi l’asciugamano, e attraversi la strada. La spiaggia è lì, a due passi. La sabbia è così chiara che sembra farina, e l’acqua è di un turchese che non hai mai visto. Togli le ciabatte, cammini verso il mare. I primi passi sulla sabbia sono caldi, quasi scottano. Poi arrivi al bagnasciuga, e l’onda ti lambisce i piedi. L’acqua è tiepida, non fredda. Entri piano, e il fondale scende dolce, così dolce che puoi camminare per metri senza mai perdere il contatto. Ti immergi, e la prima bracciata è una carezza.
Galleggi sulla schiena, e sopra di te il Monte Monaco si staglia contro il cielo, verde e imponente. I gabbiani volano lenti, e il sole ti scalda la pancia. Resti così, senza pensare a niente, finché la pelle non comincia a raggrinzirsi. Più tardi, torni sull’asciugamano. Ordini una granita al chiosco della spiaggia. È al limone, fresca e aspra, e la bevi a cucchiaiate mentre il sale ti si asciuga addosso.
Il centro, i vicoli e il profumo del cous cous
Nel pomeriggio, quando il sole è più alto e la sabbia scotta, ti sposti nel centro storico. Il borgo di San Vito è un dedalo di vicoli stretti, lastricati di pietra bianca, con le case basse e le porte blu. I negozi vendono ceramiche colorate e ricordi di mare, ma tu non compri niente. Cammini senza meta, e a un certo punto senti un profumo che non puoi ignorare. È il cous cous, che qui cucinano con il pesce fresco, il brodo di pesce, le verdure. Lo cerchi e lo trovi in una trattoria nascosta in una piazzetta. Il piatto arriva fumante, con la semola morbida e il pesce che si scioglie in bocca. Lo mangi piano, e ogni forchettata è un viaggio.

A fine settembre, San Vito ospita il Cous Cous Fest, il festival internazionale che trasforma la città in un crocevia di sapori e culture. Bancarelle, musica, cuochi che arrivano da tutto il mondo. Ma anche senza festival, il cous cous lo trovi sempre. È il piatto che racconta la storia di questo angolo di Sicilia, affacciato sull’Africa.
Il Monte Monaco, la salita e lo sguardo sul golfo
Il terzo giorno lo dedichi alla montagna. Il Monte Monaco non è altissimo, ma la salita è ripida e il sentiero si arrampica tra rocce e macchia mediterranea. Parti presto, quando il sole non è ancora cattivo. Le ginestre profumano, e il mirto ti accarezza le gambe. Ogni dieci minuti ti fermi, e ogni volta il panorama si allarga. Quando arrivi in cima, il fiato ti manca. Il golfo è un tappeto blu che si perde all’orizzonte, e la spiaggia di San Vito è una striscia bianca che abbraccia il mare. Le Egadi sono lì, allineate come tartarughe, e in lontananza si intravede la costa di Trapani. Ti siedi su una roccia, e il vento ti asciuga il sudore.
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La Riserva dello Zingaro e la caletta che ti sembra un sogno
L’ultimo giorno lo regali alla Riserva dello Zingaro. L’ingresso è poco fuori San Vito, e il sentiero costiero corre a pochi metri dal mare. Cammini tra profumi di elicriso e rosmarino, e ogni curva ti regala una caletta nascosta: ciottoli bianchi, acqua smeraldo, e nessuno. Scegli la prima caletta, quella che ti sembra più bella. Scendi i gradini di pietra, e la spiaggia è così piccola che ci stanno pochi asciugamani. L’acqua è così limpida che vedi i pesci colorati nuotare tra le rocce. Ti immergi, e il tuffo è un’esplosione di fresco. Nuoti lento, e intorno a te solo il rumore delle onde e il volo di un falco pellegrino.

Quattro giorni a San Vito Lo Capo passano veloci, ma ti lasciano la sabbia nella borsa e il sapore del cous cous sulla lingua. Non è una città che devi esplorare, è una spiaggia che devi vivere. Basta un asciugamano, un tuffo, un piatto di pesce.
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